Songs of Innocence: tra cloud e rock Parte 1

A cinque anni di distanza dal discusso e vagamente sperimentale No line on the horizon ci colpisce tutto a un tratto l’improvviso ritorno sulle scene degli U2 con la loro ultima fatica discografica, Songs of innocence. Ed ecco che immediatamente scoppia una polemica, a livello internazionale.
Per la prima volta nella storia della discografia, infatti, assistiamo al rilascio gratuito e digitale di un intero album, per di più di un gruppo che ha fatto la Musica tra gli ’80 e i ’90.
L’annuncio è stato dato durante il tradizionale evento di lancio dei prodotti Apple, un appuntamento atteso periodicamente con ansia febbrile per scoprire le tendenze e gli orizzonti tecnologici della big company di Cupertino. Quest’anno la sorpresa è stata enorme: nel corso della presentazione, tenuta dall’amministratore delegato Tim Cook, il nuovo album della band irlandese, con la semplice pressione di un tasto, è stato automaticamente inserito nella libreria iTunes di tutti i clienti Apple. Oltre 500 milioni utenti che in tutto il mondo potranno ascoltalo, copiarlo, diffonderlo; il tutto ovviamente a costo zero.
Molti avranno sicuramente esultato di fronte a tale, inaspettato, regalo. Moltissimi altri, invece, non hanno affatto apprezzato l’iniziativa. La Apple avrebbe, secondo questi ultimi, non solo eluso le impostazioni di privacy accedendo senza permesso alle “loro” librerie musicali (che per certi versi rappresentano noi stessi, i nostri gusti e in sostanza il nostro modo di essere) ma avrebbe anche profondamente incrinato quel legame di apparente “fiducia incondizionata” nei confronti di un’azienda che ha sempre puntato sulla qualità dei propri devices e sull’inviolabilità dei vari strumenti di archiviazione dati digitali, in particolare quelli di ultima generazione (la cd. “nuvola” o “cloud” appunto). In effetti, se un vostro conoscente si presentasse, non invitato, a casa vostra e lasciasse un suo libro nella libreria con i vostri volumi preferiti, non restereste per lo meno basiti? Purtroppo le buone intenzioni non sono bastate e quella che sembrava un’eccellente trovata di marketing si è rivelata un incredibile autogol. Nel tentativo di rimediare sono arrivate scuse ufficiali e sono state immediatamente rese note e semplificate le modalità per liberarsi definitivamente dell’album. In ogni caso il rimbalzo pubblicitario per la società della mela e per il gruppo irlandese è stato enorme, nel bene e nel male.
L’episodio, guardandolo con un minimo di distacco, evidenzia però almeno due elementi non da poco conto: in primo luogo il concetto di proprietà in ambienti informatici, sebbene di norma ampiamente regolamentato, è spesso percepito come estremamente sfumato; in secondo luogo la distribuzione discografica è ormai pronta e matura per dire definitivamente addio all’analogico. Con buona pace dei nostalgici.

Leggi anche:
Songs of Innocence: tra cloud e rock. Parte 2

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017