Si parla molto di opere d’arte che raccontano il nostro Sud. Ma come lo raccontano?

Risponde lo scrittore barese Carlo Mazza

A dicembre 2014, nella bella cornice del Lab Pub “Allémmèrse”, a Molfetta, ho avuto il piacere di intervistare uno dei massimi scrittori esordienti italiani che possono ascriversi, con diritto, nel panorama noir contemporaneo. Sto parlando di Carlo Mazza (Bari, classe 1956).

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L’ho incontrato in occasione della sua seconda pubblicazione, Il cromosoma dell’orchidea, che si può leggere sia come il sequel del suo primo fortunato romanzo Lupi di fronte al mare, sia come un’opera narrativa a sé stante.

Mentre nel primo romanzo, il capitano Bosdaves (protagonista principale di entrambe le opere) penetrava nella coltre vischiosa di un intricato sistema di interessi e complicità, che legava la malavita e la politica barese alla sanità privata e agli ambienti finanziari, in questo secondo lavoro, Bosdaves indaga sul presunto suicidio di un amico d’infanzia, un ambientalista precipitato in una cava contigua a dei futuri cantieri edilizi. Allo stesso tempo la narrazione si snoda attraverso la storia del Sindaco Gabriele Lovero, che alla vigilia delle elezioni riceve una proposta di alleanza da un navigato senatore, il quale chiede in cambio il permesso di costruire un vasto complesso residenziale in un’area a rischio idrogeologico.
Una vicenda che narra la realtà accecata del Sud, con lo sguardo consapevole di chi ne fa parte e ha scelto di restarvi.

Perché credi che la città di Bari sia molto funzionale al genere noir? Vedi G.Carofiglio, N.Lagioia, A.Lattanzi…
Bari, per la sua collocazione geografica al centro del Mediterraneo, rappresenta il punto di snodo di molta parte dei traffici internazionali della malavita organizzata. Nella città si concentrano delinquenze esogene ed endogene, come avviene per molti porti del Mediterraneo. Inoltre, Bari è città bifronte: marinara e contadina, avara e generosa, solare e notturna, quindi il luogo ideale per descrivere la verità chiaroscura e sfuggente del noir.

Si parla molto di opere d’arte che raccontano il nostro Sud. Ma come lo fanno? Secondo te riescono a restituire un’immagine realista?
Credo che il Sud dovrebbe essere narrato in modo fedele e non attraverso stereotipi, che in questo periodo sembrano soprattutto quelli della criminalità organizzata da un lato e del sole-mare-cielo azzurro dall’altro. Troppo poco per narrare la realtà complessa e variegata del Sud.

È stato semplice coniugare il tuo lavoro ufficiale (Carlo lavora in banca, n.d.a.) con la scrittura?
Direi di sì, d’altra parte gli scrittori che vivono con i guadagni dei loro romanzi non sono molti. Peraltro, io credo nel narratore che è immerso nella vita quotidiana, perché ciò stimola l’ispirazione.

Cosa ti senti di consigliare a un giovane scrittore?
Leggere, vivere, amare, ascoltare, piangere e ridere… e poi accogliere l’ispirazione dentro di sé, fino al punto di tradurla nella parola scritta.

Che cos’è l’ispirazione?
Qualcosa che parte dal cuore, oppure dalla mente… ma il narratore è pronto a scrivere solo quando la storia che ha immaginato arriva alla sua “pancia”.

I tre libri più importanti della tua vita
Le affinità elettive di Wolfgang Goethe, La coscienza di Zeno di Italo Svevo e i racconti di Dino Buzzati.

Cultura
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venerdì 28 aprile 2017