Si alza il vento

Accompagnato da un grande successo e candidato al premio Oscar come miglior film d’animazione, il 13 settembre è uscito nelle sale italiane il nuovo capolavoro di Hayao Miyazaki: Si alza il vento, primo tra i film d’animazione dello studio cinematografico Ghibli a essere basato su una storia vera e ultima opera del regista, il quale ha annunciato il suo ritiro dalle scene.

Pur avendo inizialmente rappresentato una difficile sfida per gli sceneggiatori nonché per lo stesso Miyazaki, a causa del difficile tema trattato (poco adatto ad un film d’animazione), alla fine Si alza il vento si presenta al pubblico ricco di tutti gli elementi che trasformano un film in un “anime” dello studio Ghibli: ingranaggi e tecnica, paesaggi meravigliosi, speranza, coraggio, meraviglia, passione per la vita. Tratti che, in quest’opera, sono stati calati abilmente in un contesto reale, ovvero la vita di Jirō Horikoshi, l’ingegnere aeronautico giapponese che ha rivoluzionato la storia dell’aviazione nipponica, durante gli anni Quaranta.

Appassionato di aerei, fin da piccolo Jirō incontra in sogno l’uomo che più ammira: l’ingegnere trentino Giovanni Battista Caproni. Questi lo spinge sempre di più verso la realizzazione del suo progetto: costruire l’aereo perfetto. Così Jirō passa attraverso le vicende del suo tempo (la povertà del Giappone, lo scoppio delle seconda Guerra mondiale, il terremoto del Kanto) guidato da quello stesso sogno, che prenderà forma nel caccia Mitsubishi-A6M (lo “Zero”).

Con il paradossale accostamento di magia e realtà, amore per l’aeronautica militare e desiderio della pace, Si alza il vento permette non solo di scoprire dettagli dimenticati della tradizione nipponica, ma anche di scorgere cosa significhi guardare il mondo così come lo vede Miyazaki, cioè con la passione di bambino per tutto ciò che sembra inspiegabile (un oggetto che vola, il trovarsi innamorati, il dolce che si compra sotto casa).

Forse la fonte prima del fascino di quest’opera sta proprio nel fatto che il suo autore, all’età di 73 anni, l’abbia voluta dedicare alle grandi passioni della sua vita (ovvero, come si diceva, l’aviazione e ancor più l’esistenza stessa). È scaturita una pellicola nella quale si srotolano due elementi di un paradosso: la grazia e la brutalità del mondo. Da qui la domanda: è giusto perseguire la bellezza, anche quando verrà usata per il male? Un aereo concepito per la guerra, non riesce forse a conservare in se stesso la grandezza dell’ingegno umano? Così come avvenne per le scoperte di Einstein (che portarono alla creazione della bomba atomica), anche lo Zero, ideato dal nostro protagonista, sarà allo stesso tempo motivo d’orgoglio per un’intera nazione e arma contro la vita. La ricchezza del film sta proprio nell’affrontare fino in fondo entrambi questi aspetti, lasciando poi aperta la questione. Eppure, tra le righe disegnate con incredibile arte, sembra anche venirci suggerita una possibile risposta, che spetta a ciascuno di noi interpretare.

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giovedì 27 aprile 2017