San Francesco Saverio a Trento e Carlo Gaudenzio Mignocchi

SAn Francesco 6 facciata[Fig.1]  San Francesco 5 interno[Fig.2]

La chiesa di San Francesco Saverio a Trento [Fig.1 e 2], magnifico esempio di arte del XVII-XVIII secolo, si trova al termine della via Larga (l’attuale via Belenzani) nella via Longa (via Roma). Varcata la soglia della cancellata barocca di ferro battuto, si apre un ampio spazio che sembra quasi moltiplicarsi in larghezza e lunghezza: un interessante gioco di prospettiva.
La costruzione della chiesa è legata all’arrivo dei padri Gesuiti in città, il cui ingresso fu autorizzato nel 1623. All’epoca, in corrispondenza dell’attuale chiesa, sorgeva il palazzo di Simone da Povo comprensivo della torre (tuttora esistente) e di un orto sul retro: ambienti offerti ai Gesuiti per il culto e il collegio. Nel 1649 la facciata della chiesa presentava ancora la vecchia veste di residenza privata, ancora visibile in piccoli frammenti. Ampliatisi lungo la via Longa con la costruzione di un Ginnasio, i Gesuiti provvidero a riedificare completamente la chiesa ponendo la prima pietra nel 1708.

Dibattuta è l’attribuzione del disegno della chiesa al celebre architetto gesuita trentino Andrea Pozzo, teoria avvalorata dalla sua tela Presentazione di Gesù al tempio (Museo Diocesano Tridentino) [Fig.3].

San Francesco 3 Presentazione di Gesù al tempio, Pozzo [Fig.3]

La chiesa fu consacrata nel 1711, ma nel 1773 l’ordine dei Gesuiti venne soppresso.

La parte di stabile annessa alla chiesa subì perdite e devastazioni nel tempo e dopo la Prima guerra mondiale divenne sede della Biblioteca Comunale di Trento, mentre la chiesa riprese una sua vita propria.

Guardando la sua facciata, nelle nicchie si trovano i principali santi della Compagnia di Gesù, sopra al portone architravato la statua di San Francesco Saverio, mentre in alto campeggia il simbolo gesuita con il monogramma cristologico IHS(Iesous). Osservando ancora la facciata, in alto a sinistra si notano antichi paramenti murari in laterizio con archeggiature cieche, residui del Palazzo di Simone da Povo. All’interno della chiesa, le pareti della controfacciata e del controsoffitto sono affrescate dal trentino Carlo Gaudenzio Mignocchi (1666-1716). A lui appartengono anche gli affreschi della volta della navata e dell’abside, ispirati dalla tecnica dello zio Andrea Pozzo. Il lavoro fu però criticato a causa di un errore prospettico e furono ridipinte da un artista tirolese. Al Mignocchi appartiene poi la tela del primo altare laterale, Madonna della vittoria in gloria con Gesù Bambino [Fig.4] che allude al concepimento immacolato di Maria, tema caro ai Gesuiti e proclamato come dogma da papa Pio IX.

San Francesco 4 Madonna della vittoria in gloria con Gesù Bambino, Mignocchi [Fig.4]

aSan Francesco 2 Transito di San Giuseppe, Mignocchi [Fig.5]

La pala del Mignocchi, Transito di San Giuseppe [Fig.5], è invece tratta dai Vangeli apocrifi: a Giuseppe, raffigurato all’interno di un ambiente domestico, viene offerto l’ultimo pasto. Sull’altare si trova invece rappresentato un episodio della vita missionaria nelle Indie orientali, San Francesco Saverio che battezza la regina indiana Neachile [Fig.6]; inizialmente attribuito ad Andrea Pozzo sulla base di un documento del 1711, è però forse frutto della collaborazione tra zio e nipote.

z 1 San Francesco Saverio che battezza la regina indiana Neachile, Pozzo-Mignocchi [Fig.6]

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017