Rimandi letterari: dallo schiavismo afroamericano alla morte del lupo

Nella vita capita di fare incontri più o meno interessanti quando si vaga per la città oppure durante una passeggiata in montagna o lungo la battigia. Questo discorso può essere fatto anche per i libri, si incrociano personaggi che ci incuriosiscono, ci attraggono oppure ci respingono. Personalmente mi sorprendo sempre quando trovo testi che mi fanno ricordare altre storie. Sono degli incontri casuali che mi fanno pensare a come la letteratura sia una grande rete.

Il 21 febbraio di quest’anno ricorreva il cinquantesimo anniversario dell’omicidio di Malcolm X, ucciso durante una delle sue conferenze a Harlem, NYC, da alcuni Afroamericani seduti in platea, poi fuggiti e mai più ritrovati. Negli anni in cui apparteneva alla Nation of Islam, Malcolm X predicava la separazione tra bianchi e neri. Tuttavia, durante un viaggio nell’Africa maghrebina cambiò completamente idea, quando scoprì che molti rivoluzionari algerini erano bianchi. Non riuscì invece a perdonare quello che lui definì “house Negro”, ovvero lo schiavo che viveva nella casa del padrone, mangiava gli avanzi del padrone e pertanto si era separava da chi lavorava nei campi (“field Negro”). Spiegò questa differenza alla Michigan State University nel 1963, per sottolineare come esistessero ancora degli Afroamericani che seguivano gli ordini dell’establishment bianco: «Non c’era più neppure bisogno che [l’uomo bianco] desse istruzioni ai suoi burattini ben addestrati. Avevano visto il programma televisivo; avevano letto i giornali; stavano già scrivendo i loro articoli e sapevano cosa fare».

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Nel periodo successivo alla lettura dell’Autobiografia di Malcolm X acquistai la raccolta di poesie Les Destinées di Alfred de Vigny (1797-1863). Tra i testi si trova anche La Mort du Loup (la morte del lupo), in cui un gruppetto di uomini insegue un branco di lupi.

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[La Mort du Loup illustrata da André Dubois]

Il significato non è tuttavia legato alla caccia, si tratta di una riflessione su come si dovrebbe morire e sulla distinzione tra l’uomo che vive in città e quello che vive in campagna. Vigny prendeva posizione contro la nuova maniera di vivere nelle città, dove i valori venivano sminuiti, talvolta ridicolizzati. Quello che mi colpì immediatamente però non fu la tragica morte del lupo maschio, sacrificatosi per proteggere il resto della sua famiglia, bensì, i versi finali della seconda parte:

«Ma il suo compito era salvarli, in modo che
Potesse insegnar loro a patire la fame,
A mai entrare nel patto delle città
Che l’uomo ha fatto con gli animali servili
Che cacciano davanti a lui, per avere un riparo,
Primi proprietari del bosco e della roccia.»

Parole dedicate alla lupa e ai suoi cuccioli, in cui il “patto delle città” sanciva la separazione tra cani e lupi, metafora dell’uomo di città e di quello di campagna, e che nella mia mente fece riemergere il ricordo della distinzione che Malcolm X osservò per gli Afroamericani della metà del secolo scorso.

Cultura
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martedì 11 luglio 2017