Recensione allo spettacolo “L’uomo dal fiore in bocca… e non solo”

di Luigi Pirandello

 

Gabriele Lavia è, per il teatro italiano, come un completo da uomo blu scuro, un classico intramontabile. Lo dimostra anche questa volta in positivo nella sua trasposizione teatrale dell’opera del maestro Pirandello, di cui è regista ed attore protagonista. La sua voce giunge stentorea fin sul loggione, i suoi movimenti ancora agili riempiono il palcoscenico, condiviso unicamente con l’attore Michele Demaria, spalla convincente nei suoi toni “macchiettistici”.

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L’intero dialogo, svolto esclusivamente nella sala d’attesa di una stazione dei treni del primo Novecento, si giova di una scenografia discreta, elegante, in cui alcuni pacchetti regalo dai colori variopinti, sparsi proprio all’inizio dello spettacolo, sono un piacere per gli occhi ed un divertente espediente per una sorta di intermezzo danzereccio. Di qualità pure l’uso della luce e del sonoro, fondamentali per far comprendere al pubblico che sta piovendo a dirotto ed è notte fonda.

 

In generale però, non convince del tutto la scelta del regista di “allungare” l’originale pirandelliano di quasi un’ora, prendendo spunto da altri testi del nobel siciliano sulla donna. Nei fatti, l’alta drammaticità del pezzo ne risulta depotenziata ed il messaggio esce fuori “annacquato”, non più chiaro e forte.

 

Cultura
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domenica 15 luglio 2018