Recensione allo spettacolo “La vita ha un dente d’oro”

di Claudio Morganti

Il titolo si ispira ad un detto bulgaro, il quale fa riferimento all’artificio che è sempre presente nel vero. In tal senso, l’intero breve spettacolo, giocato su una scena disadorna, frequentata unicamente da due personaggi seduti ad un tavolo, sembra ispirarsi a questo, mostrando, nei suoi fitti dialoghi surreali, l’essenza dell’attività attoriale. Infatti il teatro è artificio che illustra i meccanismi reali della vita, così come la vita è realtà, che si dispiega nel quotidiano mediante espedienti.

Insomma, la vita ed il teatro sono inestricabilmente connessi e su tutto, come sembra suggerire il finale, aleggia la morte.

 

art

 

Al di là però dell’interpretazione del pezzo, che non è proprio palese, lo spettacolo è godibilissimo e, passando velocemente dal comico al riflessivo, fino al drammatico, esalta l’abilità dei due attori Francesco Pennacchia e Gianluca Stetur, affiatati ed ispirati.

In conclusione si può dire che si tratta di uno spettacolo interessante, per un pubblico esperto, che ama farsi interrogare e che è contento di affrontare sentieri nuovi, a tratti un poco oscuri.

 

 

Cultura
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martedì 9 maggio 2017