Pride: la lotta per i diritti che unì gay e minatori

Fra l’abituale affollamento di film natalizi e cinepanettoni, il mese di dicembre ha portato nelle sale italiane anche una commedia divertente e al contempo ricca di spunti di riflessione. Si tratta di Pride, ultimo lavoro del regista Matthew Warchus su sceneggiatura di Stephen Beresford, già presentano alla scorsa edizione del Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs e premiato con la Queer Palm. Ambientato nella Gran Bretagna tatcheriana dei primi anni ’80, racconta la curiosa alleanza fra la comunità gay e lesbica londinese e i minatori in sciopero del Galles.

Nel marzo 1984 il governo conservatore e neoliberista di Margaret Thatcher annunciò la chiusura di 20 siti estrattivi. Il sindacato dei minatori reagì duramente al provvedimento che rischiava di lasciare a casa oltre 20.000 lavoratori, proclamando uno sciopero ad oltranza destinato a durare fino al marzo dell’anno successivo. Nello stesso periodo il movimento LGBT inglese si confrontava con una classe politica sorda alle richieste di maggiori diritti e tutele per le persone omosessuali.

In questo contesto il giovane attivista Mark Ashton prende l’iniziativa di supportare i minatori attraverso una raccolta fondi. Nasce il gruppo LGSM, Lesbiche e Gay Sostengono i Minatori, con lo scopo di raccogliere le donazioni della comunità gay e lesbica a favore delle famiglie degli scioperanti. I primi contatti fra il gruppo di Londra e i rudi minatori non saranno semplici, profondamente condizionati dai pregiudizi ben radicati in una comunità chiusa e tradizionalista come quella dei villaggi gallesi. Un po’ alla volta la conoscenza reciproca, l’incontro fra persone ed esperienze, permetteranno di superare queste barriere cementando un’alleanza che porterà i minatori a partecipare al Gay Pride di Londra del 1985.

Con i toni brillanti di una commedia, Warchus ci racconta una storia significativa di un’epoca.
Negli anni della narrazione, l’84 e l’85, si intrecciano due vicende all’apparenza distanti fra loro: quella dei minatori del Galles, in sciopero contro le riforme neoliberali del governo Tatcher, e quella del movimento omosessuale britannico, impaziente di ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Un declino, dunque, quello della secolare tradizione mineraria gallese, che incontra le rivendicazioni della comunità LGBT, destinate ad ottenere negli anni successivi sempre maggiori successi (fino alla riforma del governo Cameron, conservatore, che lo scorso marzo ha concesso il diritto di sposarsi alle coppie formate da persone dello stesso sesso). Il racconto di una fine, dunque, che incontra il racconto di un inizio, all’insegna della reciproca simpatia, stima e comprensione.

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lunedì 19 novembre 2018