Pacific rim

Recensione

Diciamolo pure, se siete cresciuti con gli epici scontri televisivi tra robottoni giapponesi dai nomi improbabili e super mostri spaziali tanto devastanti quanto inesorabilmente destinati a soccombere, allora questo è il film che fa per voi. Non rientrate nel caso di specie? Nessun problema, il film è pur sempre un valido blockbuster, risultando godibile anche per il pubblico meno interessato agli scontri intergalattici, alle interazioni uomo-macchina e alla mitologia che permea non solo la pellicola in questione ma lo stesso “genere” cinematografico, qui ben rappresentato e per certi versi omaggiato. Alla regia Guillermo del Toro, una vera e propria garanzia di qualità. Autore maniacale e perfezionista, collezionista compulsivo di memorabilia cinematografici per lo più legati al fantasy (ha comprato una villa il cui unico scopo è quello di contenerli tutti); ogni opera da lui firmata risente di uno stile inconfondibile fatto di dettagli curati nei minimi aspetti, citazioni e un mal celato gusto per l’horror. Il ruolo del protagonista è affidato a Charlie Hunnam che, parcheggiata in garage l’Harley della serie tv Sons of Anarchy, si mette ai comandi di un robot a propulsione nucleare alto 80 metri (Jaeger nel film) per fronteggiare la minaccia aliena dei Kaiju, emersi da un portale interdimensionali aperto in una faglia dell’oceano Pacifico e determinati a conquistare la Terra distruggendo ogni cosa al loro passaggio. Fin qui la trama non presenta niente di così innovativo: la classica contrapposizione del bene al male, la solitudine dell’eroe, il coraggio di fare la scelta giusta e così via. La peculiarità del film risiede, però, in almeno due elementi. In primo luogo la forza visiva con cui ci appaiono tanto gli Jaeger, nella loro imponenza meccanica, tanto i Kaiju nella loro brutalità e mostruosità; i loro scontri sono vere e proprie risse alla “vecchia maniera” in cui anche una nave mercantile (!) può diventare un’arma non convenzionale con cui infierire sull’avversario. E poi la natura stessa degli Jaeger, macchine potenti ma sferraglianti, assemblate e riparate in hangar/officine da operai con elmetto e tuta da lavoro; è forse questo approccio quasi artigianale alla sofisticata tecnologia dei robot a renderli così concreti e per così dire, verosimili. Arrugginiscono, perdono pezzi, incassano colpi a più riprese, spesso fanno anche una pessima fine. Ma come certi vecchi pugili non si arrendono, provano in tutti i modi a restare in piedi e, in fin dei conti, non si può non tifare per loro. Tra imprevisti, scontri e battute a effetto Pacific Rim si è dimostrato, anche al botteghino, in grado di attrarre un pubblico ampio e variegato e c’è già nell’aria profumo di sequel. Per alcuni due ore di svago, per altri un salto nel proprio passato di divoratori di fumetti e cartoni animati giapponesi. Attenzione, infine, ai titoli di coda.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017