Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa

Quando si prende la decisione di formare un gruppo di lettura incentrato su un autore, la discussione si anima attorno alle preferenze soggettive. Ogni partecipante dice la sua e solitamente gli altri ascoltano, più o meno pazientemente, le opinioni di tutti, benché il più delle volte si finisca col parlarsi sopra.

Se in un ipotetico gruppo di lettura la scelta ricadesse su Massimo Recalcati, mi immagino seduto al tavolino di un bar ad ascoltare gli altri partecipanti che difendono le loro preferenze (solo per citarne alcuni, infatti è cosa ben nota la facilità di scrittura degli psicoanalisti, basti pensare al numero di opere di Slavoj Žižek): Il complesso di Telemaco, L’ora di lezione, oppure qualcosa più indietro nel tempo, per esempio Anoressia, bulimia e obesità, La clinica del vuoto. Anoressie, dipendenze e psicosi o L’universale e il singolare.
Quanto a me, non avrei dubbi e non potrei far altro che proporre la lettura di Non è più come prima. Elogio del perdono nella vita amorosa. Un volume uscito a inizio 2014 e che è suddiviso in due parti principali: i primi quattro capitoli sono dedicati all’analisi e alla spiegazione clinica dell’azione del perdono nella vita amorosa, mentre l’ultima parte ripercorre l’esperienza di un paziente tradito e abbandonato.

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Recalcati va controcorrente, si oppone al pensiero dominante contemporaneo proposto da quello che in psicoanalisi viene definito “discorso del capitalista”: l’amore è un’illusione, ciò che vale è ottenere più godimento possibile, poiché ogni legame è un ostacolo alla propria affermazione. Un’idea avallata anche da alcune ricerche scientifiche, le quali sostengono che l’innamoramento sia una sorta di doping, il cui effetto è limitato nel tempo (da tre a diciotto mesi). Massimo Recalcati invece prende in esame quello che succede negli amori che resistono nell’arco di una vita, poiché l’imperativo del «Nuovo fa diventare l’amore che dura […] una parola morta o, peggio, uno slogan pubblicitario».

Ma cosa accade in una persona quando viene tradita? È davvero possibile il perdono? Il tradimento, l’abbandono riaprono ferite lontane nel tempo: per il Soggetto il mondo intero perde di senso, l’immagine dell’Altro diventa inaffidabile. Recalcati accosta il lavoro del lutto freudiano al lavoro del perdono, in entrambi i casi bisogna affrontare la propria memoria: ogni momento si ricorda l’Altro perduto. Sempre più spesso nella società contemporanea non c’è elaborazione della perdita, benché sia lutto che perdono necessitino di tempo per realizzarsi, ma la decisione finale spetta al Soggetto. Il lavoro del perdono è sempre asimmetrico, l’Altro non può nulla.

Questo è molto in breve quello che Massimo Recalcati analizza e discute in questo suo lavoro, ma il testo è ricco di riferimenti letterari, filosofici e, beninteso, psicoanalitici (Freud e soprattutto Lacan).
Buona lettura, è proprio il caso di dirlo.

Cultura
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martedì 3 ottobre 2017