Nella storia del bob: Eugenio Monti

Non vinse l’oro ma un premio più importante

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Olimpiadi Invernali di Innsbruck del 1964. Gara di bob a due.
Le squadre favorite per la conquista dell’oro sono quella italiana, di Monti e Siorpaes, e quella britannica, del duo Tony Nash e Robin Dixon. C’è molta competizione in gara.
Dopo la prima discesa, l’equipaggio azzurro è in testa, gli inglesi subito dietro.
Nella seconda manche gli italiani scendono per primi con un tempo record difficile da battere.
Ora tocca agli inglesi ma un bullone che controlla i pattini di guida del loro bob si è rotto. La squadra britannica, priva di ricambi, è ormai fuori gioco.
L’italiano Eugenio Monti però non si scompone: venuto a conoscenza del guasto tecnico occorso all’avversario, prende la cassetta degli attrezzi, rimuove un bullone dal bob italiano e lo consegna ai britannici.
«Gli venne naturale: non si rese neanche conto di aver fatto un bel gesto», dirà il suo compagno di squadra Siorpaes. Grazie a tale gesto, gli inglesi Nash e Dixon non solo concluderanno la gara, ma conquisteranno la medaglia d’oro, mentre il duo azzurro giungerà terzo, dopo un errore nell’ultima discesa. Rispondendo alle critiche della stampa italiana, abituata più al risultato che ad altro, Monti lascerà una sola dichiarazione che lo ha reso simbolo della sportività: «Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha vinto perché è andato più veloce».
A Innsbruck, Monti non vinse l’oro ma un premio più importante: è il primo atleta nella storia a ricevere la Medaglia Pierre de Coubertin, “massima onorificenza attribuita a pochissime persone” come celebrazione di gesti di altissima lealtà sportiva.

Il mito di Eugenio Monti (Dobbiaco, 28 gennaio 1928 – Belluno, 1 dicembre 2003), soprannominato da Gianni Brera il “Rosso Volante” per il colore dei suoi capelli e per il suo coraggio, nacque dalle ferite di una brillante carriera nello sci, stroncata prematuramente. Una rovinosa caduta al Sestriere gli fece saltare di netto i legamenti di entrambe le ginocchia, irrimediabilmente. Cercò fortuna nell’alta velocità ma un ennesimo grave infortunio lo portò al bob che divenne il rifugio di una vita sfortunata alla quale reagì con grinta e tenacia.
Entrò nella storia del bob a quarant’anni, con i capelli grigi, vincendo quelle medaglie d’oro tanto sognate nelle olimpiadi di Grenoble del 1968.
Ma Monti era già storia.

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giovedì 27 aprile 2017