Musica come sfogo

 Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

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«La musica aiuta a non sentire dentro il silenzio che c’è fuori.»
(Johann Sebastian Bach)

Ho iniziato a frequentare alcuni corsi di musica l’ultimo anno di scuola materna. Inizialmente per volere di mia mamma, anche perché a quell’età non si è ancora in grado di prendere decisioni personali, poi con il passare degli anni è diventata una scelta personale. Le prime lezioni di strumento, pianoforte, le ho intraprese in terza elementare, ma ho incominciato a suonarlo solo in quinta elementare.
Le prime emozioni le ho provate suonando ai primi saggi, sia singoli sia in gruppo (orchestra). Al saggio di Natale del 2013, mentre accompagnavo il coro della chiesa con il pianoforte, ho capito che la musica mi avrebbe accompagnato ancora per molti anni della mia vita.

Non sempre la musica, come lo sport, è una strada semplice da intraprendere. Bisogna essere pazienti e di buona volontà. Passo molte ore ad esercitarmi, a volte può essere un peso, ma spesso è un ottimo modo per distaccarmi dal mondo esterno. Suonare mi tranquillizza molto, riesce a farmi tirare fuori ciò che non riesco a esprimere attraverso le parole.

Esiste anche una cura chiamata musicoterapia, che, appunto, aiuta le persone affette da malattie, anche gravi. Questa terapia ha due modalità: attiva e passiva, o recettiva. La prima si applica in modo attivo ovvero quando è l’individuo stesso a produrre suoni attraverso semplici strumenti; la seconda, passiva o recettiva, avviene quando il soggetto si dedica all’ascolto di brani attraverso l’aiuto di un musico terapeuta. Quest’ultima segue determinate regole: il musico terapeuta dev’essere in grado di comprendere il carattere del paziente e in base a questo riuscire a scegliere la tipologia di musica da far ascoltare; inoltre la musica non può superare i 4/5 decibel affinché si crei un clima tranquillo. Alcuni degli effetti della musicoterapia sono il rilassamento, lo sviluppo della capacità di ascolto, l’attivazione dell’immaginazione e la stimolazione di reazioni affettive.

Non per forza, però, bisogna intendersi di musica per utilizzarla come sfogo. La musica può avere diverse conseguenze su di noi; la musica classica, ad esempio, ci tranquillizza e ci concentra, la musica elettronica (house, trap, tecno, …), invece, fa aumentare il nostro battito cardiaco e quindi ci fa scatenare. Molti miei coetanei, compresa me, utilizzano la musica anche come strumento di compagnia quando si sentono soli.
Penso che la musica si potrebbe definire come un linguaggio universale che tutti possono comprendere e utilizzare per scopi differenti.

 

Cultura, Scrittori di classe
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lunedì 14 agosto 2017