Metti Michele Serra alle Viote

C’era tanta gente, venerdì scorso, alle Viote (Trentino). Abbastanza perché il protagonista dell’evento invitasse metà del pubblico ad andare a prendere un caffè, per aumentare il proprio coraggio declamatorio dimezzando la platea. Ovviamente nessuno si è mosso dal proprio plaid: tutti lì, sdraiati.

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Lo spettacolo andato in scena sotto le cime del Monte Bondone è stato un incontro tra due differenti festival: da una parte A seminar la buona pianta, teso a riscoprire la natura e il modo in cui l’uomo se ne prende cura; dall’altra I Suoni delle Dolomiti, la fusione tra amore per la musica e passione per la montagna. Sul medesimo palcoscenico d’erba il pubblico ha così potuto assaporare sia le disincantate parole di Michele Serra, sia le canzonature della Banda Osiris. Per l’occasione Serra ha recitato dei brani di ambientazione “naturalistica” tratti dal suo ultimo successo, il poetico e sarcastico Gli Sdraiati. Qui un padre ingombrante, – trasposizione dell’autore – cerca disperatamente di riconciliarsi con il figlio, patologico esponente dell’ultima generazione, incomprensibile per quella massa di padri ‘borghesi di sinistra’ in cui Serra si auto-inserisce. Una generazione, quella del figlio, per nulla impaurita dall’autorità paterna, ma che allo stesso tempo non tenta nessuna ribellione. È senza ideali: è «il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura». Il ritratto della generazione è impietoso, ma senza moralismo: il problema non è la nuova generazione in sé, quanto la sua imperscrutabilità per i predecessori. L’autore del resto non risparmia critiche nemmeno ai padri, uomini pieni di contraddizioni, tesi tra moti reazionari e progressisti, combattuti tra l’ennesima ramanzina e l’abbraccio paterno. In uno dei due brani recitati da Serra, l’io narrante prova la carta dell’escursione per riconciliarsi con il proprio stralunato pargolo. La meta è il fantomatico e simbolico Colle della Nasca, monte dipinto sia come possibile luogo di comunione, sia come teatro della definitiva rottura tra padre e figlio. Il giovane testardo non ha infatti allenamento, ha i pantaloni troppo bassi e calza scarpe inadatte (testualmente «scarpe di merda»): non arriverà mai alla cima e ne accuserà il padre. Forse si farà persino male. Insomma, una catastrofe, causata da un padre incauto e autoritario. Ma è proprio qui, nel momento di massima disperazione del padre del nuovo millennio, che il figlio saluta il padre dalla cima, dopo averlo superato silenziosamente, coperto probabilmente dall’affannoso respiro del vecchio. Con le scarpe sbagliate, con le cuffie agli orecchi, con la visiera sulla nuca anziché sulla fronte, senza la benché minima idea del motivo della salita, il figlio conquista la cima e scompare dietro il crinale. Ecco. Metteteci gli sberleffi musicali magistralmente eseguiti dalla Banda Osiris, le tre cime sullo sfondo e un po’ d’erba sotto i piedi. Questo s’è visto, venerdì scorso, alle Viote.

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[Foto di Silvia Sette]

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017