Marciapiede; Incontro-Scontro

C’era una persona al bordo di una strada e piangeva disperatamente.
C’era un uomo con una bombetta e i pantaloni a scacchi verdi e rossi che passava a fianco a lei. Si fermò e chiese: «Che cosa è successo?».
Alla ragazza – perché quella seduta era una ragazza – il buffo signore con il suo abbigliamento strappava un sorriso, ma gli rispose comunque:
«Mi ha lasciata il ragazzo».
«Era molto che stavate insieme?».
«No, tre settimane. Ma non è questo; è che sono una frana senza precedenti. Giacomo, Giovanni, Aldo, Luigi, Gianni, Gianmarco, Andrea, tutti loro mi hanno lasciata, capisce?».
«Veramente una schiera, signorina mia … vuole fare un piccolo gioco?».
«Tanto peggio di così non posso stare…».
«Pensi allora a un gatto».
«Un gatto?».
«Sì, quei simpatici animaletti che miagolano… Ha presente?».
«Sì. Ne avevo uno nero, con il pelo lucidissimo… Macchia… tornava sempre con qualche macchia bianca sul pelo. Lo tenevo sulle ginocchia e faceva le fusa… Era carino!… Ma… cosa c’entra un gatto?».
«Ma, signorina, un gatto ha la massima importanza! È come la benzina per la macchina. È un presupposto unico di un impressionante procedimento mentale».
«Un… gatto??».
«La vedo scettica…».
«Cosa possa un gatto c’entrare con il mio dolore lo sa solo lei… Poi il fatto che mi dica che è indispensabile… Bah…».
«Era solo per dimostrarle che è possibile non pensare ai suoi ex: considerando il gatto, non ha ricordato i suoi ex per un breve periodo. È questione di volontà: lei vuole pensare ai suoi ex perché il dolore e l’auto-compatimento portano una sorta di consolazione. Tuttavia, gli auto-processi protettivi che lei avvia, cara signorina, non la porteranno che a rimanere sul pezzo, perché sono stati creati dalla sua volontà di proteggersi e fronteggiare il dolore. Pensare ad altro, pur con uno sforzo, implica un’azione, una proiezione verso il futuro, verso l’esterno. Il gatto è insomma il preludio del cambiamento.».
«Ma quale cambiamento! Non cambierà mai nulla!».
«Mah… se ammette che probabilmente non cambierà mai nulla, per coerenza deve ammettere anche una piccola probabilità che avvenga il contrario, ovvero che qualcosa cambi. Si deve anche dire che, dato che ha fallito spesso, c’è una probabilità abbastanza ampia che la prossima le vada bene e quest’ultima possibilità aumenta ad ogni errore».
«Lei probabilmente si sbaglia».
«Però potrei anche non sbagliarmi».
«Che sciocchezze, me ne vado!».

Una passante dal marciapiede opposto mi disse di aver visto il vecchio sorridere, un vero e proprio sorriso di trionfo. I discorsi di quell’uomo, a stare a sentire costei, non avevano mai convinto nessuno.
Mi chiedo chi mai farebbe, più volte, discorsi che non riescono a convincere nessuno. Un pazzo. O per lo meno un uomo che ha uno scopo. Ma quale? Forse non voleva convincere, ma solo spronare a contraddirlo, per fare alzare la persona disperata e farla continuare a vivere, tornando così alla normalità.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017