“Lo chiamavano Jeeg Robot”

Recensione al film di Gabriele Mainetti

Questo articolo fa parte del laboratorio Scrittori di classe

Che cosa fareste se entraste a contatto con sostanze radioattive e il giorno seguente vi svegliaste dotati di una forza sovrumana? Be’, Enzo Ceccotti, il protagonista del film, non ci pensa due volte e la prima cosa che fa, una volta scoperto di avere dei super poteri, è sradicare uno sportello bancomat dal muro e portarselo a casa. Enzo non è esattamente l’eroe che ci si potrebbe aspettare, quello che fa di tutto per salvare l’umanità; al contrario, è il primo ad affermare: «a me ‘a gente me fa schifo».

Poi c’è Alessia, una ragazza mentalmente disturbata e convinta fermamente che Enzo sia Jeeg robot d’acciaio, protagonista dell’omonimo manga giapponese. Infine c’è Fabio Cannizzaro detto “zingaro”, l’antagonista e, probabilmente, il personaggio più riuscito, definito anche “il joker coatto”, che vuole a tutti i costi entrare nel giro grosso della mala romana.

Jeeg Robot

A livello tecnico il film è fantastico, gli effetti speciali sono pochi, per via del budget non altissimo, ma vengono usati in modo molto intelligente; la sceneggiatura, infine, enfatizza la sensazione di squallore e degrado presenti nei quartieri periferici di Roma.

Gli attori sono semplicemente eccezionali: Claudio Santamaria, nei panni di Enzo, Ilenia Pastorelli, nelle vesti di Alessia, e Luca Marinelli, in quelle dello “zingaro”, interpretano la propria parte in modo magistrale. Non si percepisce mai quella sensazione di falso e “palesemente recitato” che troppo di frequente emerge nei film italiani. Di questo bisogna certamente dare atto alla sapiente regia di Gabriele Mainetti.

Senza alcun dubbio il cinema italiano non è morto, anzi continuando di questo passo (e magari tralasciando i soliti cine-panettoni) ci sarebbero tutte le premesse per ritornare ad esserne fieri. A volte si dimentica che si tratta di un cine-fumetto per via del fatto che il film mostra una maturità difficilmente riscontrabile all’interno di questo genere.

Concludendo, il film è più che promosso. Mainetti e il cast di attori hanno fatto un lavoro egregio, ricevendo critiche quasi unicamente positive ed ottenendo numerosi riconoscimenti quali il David di Donatello per miglior regista esordiente, miglior attore protagonista, miglior attrice protagonista, miglior attore non protagonista, miglior attrice non protagonista, miglior produttore e miglior montaggio; il Nastro d’argento per miglior regista esordiente e miglior attore non protagonista; il Globo d’oro per il miglior film; infine il Ciak d’oro per miglior opera prima, miglior colonna sonora, miglior attore non protagonista e miglior manifesto.

Cultura, Scrittori di classe
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giovedì 27 aprile 2017