Limitless

Nei primi anni del secolo scorso cominciò a farsi largo nella comunità scientifica un’ipotesi intrigante e suggestiva: le funzioni intellettive del cervello umano non sarebbero sfruttate appieno ma limitate al 20% del loro effettivo potenziale. Tale teoria, corroborata all’epoca da specifici studi ed esperimenti, è stata tempo dopo ampiamente smontata ma è riuscita, in ogni caso, ad animare il dibattito nelle cosiddette parascienze (le scienze del paranormale e dell’occulto) e a stuzzicare la curiosità di intellettuali e artisti che, tuttora, traggono ispirazione da essa per immaginare e descrivere un mondo oltre la realtà. Limitless, film del 2011 diretto da Neil Burger e basato sul romanzo Territori Oscuri (2001) di Alan Glynn, non solo si inserisce perfettamente in questo solco ma compie, per certi verso, un vero e proprio balzo in avanti nella messa in scena di un’opera che reinterpreta in chiave abbastanza originale il concetto stesso di società dell’informazione e si pone come metafora dei frenetici e asfissianti tempi moderni. Il protagonista, Eddie (interpretato da Bradley Cooper), è il looser per antonomasia: scrittore depresso, frustrato, separato, mollato dalla compagna per la sua inedia e pressato costantemente da un editore per la consegna del suo primo romanzo. Si trascina, con indolenza, nella vita di tutti i giorni alla ricerca di un’ispirazione che chissà se e quando arriverà, fino all’incontro casuale con il poco raccomandabile ex cognato: l’individuo, in ricordo dei bei tempi andati, gli consegna una dose di un farmaco sperimentale con la promessa che gli avrebbe cambiato la vita. l la Assunta la minuscola pillola trasparente, si riveleranno in pieno i suoi prodigi chimici. Il farmaco è, infatti, in grado di ampliare le capacità celebrali di un soggetto consentendogli di organizzare, connettere e gestire tutte le informazioni già in suo possesso in modo creativo, brillante e rapido. Sarà un gioco da ragazzi per Eddie, completare in pochi giorni il suo romanzo, far colpo sulla vicina con un saggio giuridico-filosofico, guadagnare una fortuna giocando in borsa sulla base di previsioni sempre azzeccate. Con la stessa facilità, però, scoprirà come non esista farmaco senza contro indicazioni: queste assumeranno la forma della temibile mafia russa, intenzionata a mettere le mani sulla scorta sempre più esigua di pillole rimaste all’ormai dipendente protagonista, e di un ambiguo socio in affari (interpretato da Robert De Niro). Una trama coinvolgente, con eventi a cascata che contribuiscono a mantenere alto il ritmo e destare attenzione, e una conclusione non troppo originale ma, in fondo, sperata. Una volta di più viene ribadito un assunto, valido oggi più che mai, che suona come un monito: l’informazione è il vero potere. E questa è tutt’altro che parascienza.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017