L’atlante delle nuvole

Cloud Atlas

«Le azioni e le conseguenze delle nostre vite si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro, come una sola anima è trasformata da un assassino in un salvatore e un unico atto di gentilezza si insinua nei secoli sino ad ispirare una rivoluzione.»

È molto forte il richiamo al noto Effetto Farfalla nella sinossi del film Cloud Atlas, uscito nel 2012 e diretto dall’affiatata coppia composta dai fratelli Wachowski (trilogia di Matrix). La pellicola dovrebbe rientrare nel genere fantascientifico ma, per poesia e delicatezza, sarebbe riduttivo relegarla a quest’unica categoria. Basato sul romanzo L’atlante delle nuvole di David Mitchell, Cloud Atlas è un puzzle di sei storie, con altrettanti protagonisti, che si intrecciano, rincorrono o scontrano costantemente attraverso lo spazio e il tempo, accomunati da una curiosa voglia cutanea a forma di stella cadente e dal desiderio di cambiare il mondo. Da un tormentato viaggio in nave attraverso il Pacifico nel 1849 alla lotta estrema per la sopravvivenza su una Terra post olocausto nucleare nel 2321, tutto sembra essere predeterminato da un destino che pare prendersi gioco dell’esistenza dei personaggi salvo poi ricondurre il tutto a un disegno molto più grande e complesso, in cui ogni elemento è al proprio posto. L’idea di far interpretare a molti dei medesimi attori (Tom Hanks, Halle Berry, Hugh Grant, Jim Sturgess, Susan Sarandon, Hugo Weaving), ruoli diversi nel corso dei differenti momenti storici risulta estremamente funzionale nel ribadire, filosoficamente parlando, come le nostre esistenze possano continuamente influire sugli eventi futuri in modi del tutti inaspettati. Lo spettatore può, quindi, assistere al dispiegarsi del racconto aspettando che ogni singola tessera di questo mosaico umano occupi il proprio posto e provando, nell’attesa, a immaginare le possibili combinazioni. Da un punto di vista tecnico emerge nuovamente, da parte del duo alla regia, l’apparente facilità di gestione di storie complesse e con una pluralità di trame; visivamente, una fotografia molto curata supporta perfettamente il racconto, specie nei passaggi ambientati nella futuristica e distopica Neo Seul del 2144. Cloud Atlas è in definitiva un film assolutamente godibile e ben diretto, che prova a risolvere mediante una chiave di lettura originale alcuni degli interrogativi che da sempre ci accompagnano. 

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017