La vita, istruzioni per l’uso

di Georges Perec

«Sì, tutto potrebbe iniziare così, qui per le scale, in questo modo, una maniera un po’ pesante e lenta, nel luogo neutro che appartiene a tutti e a nessuno, dove la gente s’incontra quasi senza vedersi, in cui la vita dell’edificio si ripercuote lontana e regolare.»

Sono un personaggio (non) qualsiasi di un libro scelto (non) a caso.

Essere postino, per un condominio così, non è una cosa semplice, o forse, come sempre, dipende da come si vede la storia. Ho avuto modo di osservare molto, dal mio punto di vista di personaggio secondario ma incuriosito in questo palazzo di storie.
Al numero 11 di Rue Simon-Crubellier, nel XVII arrondissement parigino, c’è uno stabile nel cui atrio mi piacerebbe perdermi. O forse preferirei perdermi per le scale. In realtà sono perso proprio nelle vite di chi ci abita, provo a intuirle dalla posta che consegno, e ne ho chiacchierato con alcuni dei vecchi portinai che si sono susseguiti negli ultimi anni.
Quella che mi ha colpito di più è senz’altro la storia del miliardario signor Bartlebooth: vive qui, ma per parecchio tempo consegnai cose da lui spedite all’artigiano dell’ultimo piano, Gaspard Winckler. Dopo un po’ di domande ho scoperto perché: stava girando il mondo e dipingendo delle marine (una delle cose incredibili è che ha imparato a colorare acquerelli dal pittore Valéne, che pure abita qui). Bartlebooth commissionò all’artigiano Winckler di farne dei puzzle che programmava di completare al suo rientro per poi distruggerli. Il progetto apparentemente complicato di un folle. O forse solo il progetto di una vita: non è sempre da folli ideare una vita intera? Poi ho capito che non è così da pazzi spendere un’esistenza per i puzzle. Altro non è che una grande metafora della vita. Soprattutto in questo condominio. Le storie di chi lo abita (o lo ha abitato) sembrano improbabilmente legate tra loro, ma in realtà non spuntano mai a caso, e non sono mai imprecise. Tutto torna. Dal pittore all’artigiano di puzzle, dal miliardario alle povere cameriere, dai circensi ai professori, dai portinai ai soldati, da un violinista geloso a chi si inventa le storie. Tutti si incastrano perfettamente, e a volte si incontrano per le scale o giù nell’atrio.
Non ho preteso di imparare a vivere conoscendo gli abitanti dello stabile di Rue Simon-Crubellier, però ho capito gli infiniti modi di vivere per cui non esistono istruzioni di alcun genere.

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Cultura
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giovedì 27 aprile 2017