La tomba delle lucciole

La guerra, due fratelli, puro realismo

Molti spettatori hanno descritto La tomba delle lucciole come un pugno allo stomaco. E bisogna ammettere che l’espressione colpisce nel segno. Questo capolavoro dello Studio Ghibli porta la firma di Isao Takahata, acclamato regista de La storia della Principessa Splendente (tra gli altri), ed è stato recentemente proiettato sul grande schermo in un evento speciale di due giorni. Nella ormai consolidata e fortunata tradizione degli Anime al cinema, è stato il turno di questo intenso film realizzato nel 1988, ma proposto solo ora per la prima volta in Italia (con un nuovo doppiaggio per celebrare l’occasione).

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La storia, terribilmente realistica e commovente, si ispira al libro semi-autobiografico dello scrittore giapponese Nosaka Akiyuki. Lo sfondo è quello dei bombardamenti americani sulla città di Kobe (giugno 1945). Il tema è naturalmente quello della guerra, guardata dagli occhi di due giovanissimi fratelli: vittime, come la maggior parte dei civili, di una serie di avvenimenti più grandi di loro. Morta la madre e disperso il padre (ammiraglio della Marina), Seita e Setzuko cercano di sopravvivere tra indifferenza e talvolta disumanità della gente, malattie e fame. Dopo essersi allontanati dalla casa di una zia rivelatasi poco sensibile, i protagonisti si stabiliscono in una grotta “giocando alla famiglia”. Ma questo estremo tentativo di mantenere una parvenza di normalità si dimostrerà disastroso. E, una volta terminata la guerra, sarà troppo tardi… Come nella più reale delle vicende e come spesso ci insegna la storia, non sempre c’è il lieto fine. Takahata, probabilmente meno noto al grande pubblico del collega Hayao Miyazaki, è universalmente apprezzato per il suo stile neorealista, che proprio in questo lungometraggio sprigiona tutta la sua efficacia sin dalla prima scena.

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Cultura
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giovedì 27 aprile 2017