La riscoperta del genere “zombie”

Benvenuti a Zombieland

Il cinema è un mondo particolare che racchiude grandi opere e lavori leggeri e scherzosi, ma anche sottogeneri difficili da decifrare e comprendere, riservati a una stretta nicchia di appassionati. È questo il caso del filone “zombie”, che vede come protagonisti morti viventi.
Andando a ritroso negli anni, il più grande regista nonché guru del genere è stato George A. Romero, che con il cult L’alba dei morti viventi (1968) ha dato il là a una vera e propria stirpe di film più o meno riusciti.
Molto significativi per la riscoperta presso il grande pubblico degli zombie e della loro estetica grottesca e comica allo stesso tempo sono stati però gli ultimi dieci anni. Nel 2004, infatti, il regista Zack Snyder ha realizzato il migliore remake dell’opera di Romero: identico nel titolo ma riadattato coi ritmi e gli effetti speciali contemporanei. La pellicola racchiude numerose citazioni e cameo dei protagonisti del lungometraggio del 1968. Il lavoro di Snyder è puro ritmo e adrenalina ed è scevro di qualsiasi riferimento onirico o spiegazione sulla tragedia che colpisce il mondo tramutando i morti in zombie.
Il decennio buono degli zombie-movie è stato distinto anche dal ritorno alla macchina da presa del grande Romero che con La terra dei morti viventi (2005) ha dato il suo assenso alla rilettura in chiave 00 del genere. Tra i titoli meglio riusciti c’è il francese The Horde (2009), incalzante fuga tra le banlieue parigine e l’esilarante Benvenuti a Zombieland. Quest’ultimo ha per protagonisti un adolescente (Jesse Eisenberg) indaffarato a sfuggire al morso dei walkers e uno scontroso cowboy (Woody Harrelson) che non desidera altro che riassaggiare un twinkie, unico buon ricordo della civiltà scomparsa. Il film unisce alle classiche scene splatter del genere, anche molti spunti comici come la geniale “morte del mese”, in cui si mostrano varie uccisioni di zombie con oggettistica di ogni sorta. Si sottolinea in maniera particolare la stupidità che caratterizza i morti viventi, sempre più agili e scattanti rispetto ai film degli anni ’60, ma anche irrimediabilmente tonti.

foto 2 zombieland

A decretare la totale riabilitazione del genere zombie tra il grande pubblico è stato l’enorme successo della serie TV, The Walking Dead (2010), ideata da Frank Darabont a partire dall’omonima serie a fumetti di Robert Kirkman. Il telefilm giunto quest’anno alla quinta stagione, narra le vicende di un gruppo di sopravvissuti all’apocalisse capitanato dallo sceriffo Rick Grimes. Potendo contare su una lunghezza narrativa nuova per qualsiasi zombie-opera precedente, la serie tenta di analizzare e osservare l’evoluzione dell’uomo in una situazione estrema in cui, a lungo andare, i peggiori nemici non saranno gli, ormai protagonisti di un mondo nuovo, ma gli stessi uomini intenti in una disperata ricerca di sicurezza.
Infine, l’anno passato, anche una star del calibro di Brad Pitt ha partecipato al poco riuscito World War Z, ipotetica lotta dell’umanità contro l’epidemia zombie.

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giovedì 5 ottobre 2017