La gara degli Uomini-Pesce

La gara degli Uomini-Pesce

Se non vi viene in mente nessuno sport estremo pericoloso come il base jumping forse è perché non avete pensato all’immersione in apnea agonistica. È uno sport nuovo: i primi campionati mondiali sono del 1996. L’anno scorso si sono svolti a Kalamata, in Grecia, uno dei centri per apnea agonistica più importanti.

L’immersione comprende otto discipline, dalla semplice apnea statica (l’atleta trattiene il respiro in piscina) al CNF (Constant Weight Without Fins) ovvero “assetto costante senza pinne” che è considerata la specialità più pura. Il neozelandese Wiliam Trubridge, dal 2010 è detentore del record mondiale, con i suoi 101 metri di profondità. Le regole della disciplina non sono semplici: la gara comincia prima dell’immersione, quando gli atleti comunicano segretamente alla giuria la profondità che pensano di raggiungere. Come in una mano di poker, tutti cercano di indovinare cosa faranno gli avversari, nella speranza di una loro scelta poco ambiziosa o di un eventuale fiasco. Chi perde conoscenza prima del ritorno in superficie, infatti, è squalificato. È il cosiddetto blackout, un’eventualità all’ordine del giorno.

Misure di sicurezza: la presenza di soccorritori, l’uso di sonar per localizzare l’apneista dalla base di appoggio, un cavetto di sicurezza agganciato alla sua caviglia per impedire che si allontani dal “cavo guida”. Niente tifosi. D’altronde, i volti sanguinanti e cianotici e gli atleti spediti in ospedale per frattura della laringe non sono un bello spettacolo.

Nel 2012, nel complesso, gli atleti hanno battuto due record mondiali e 48 nazionali, con 19 episodi di blackout; Turbridge vince l’oro sia nel CNF che nell’immersione libera.

Dotati di forza e coraggio, a questi atleti non manca forse anche una certa dose di follia. Molti di loro hanno dichiarato che il rischio è un basso prezzo da pagare per accedere a quella che hanno definito “un’altra dimensione”, quella che noi possiamo solo immaginare dalla superficie, confrontandosi con il mondo marino rispettando le sue condizioni, trattenendo il respiro. In ogni caso, l’apnea agonistica difficilmente diverrà sport olimpico: sembra davvero troppo pericolosa.

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mercoledì 4 ottobre 2017