La filosofia va in bicicletta. Socrate, Pantani e altre fughe

di Walter Bernardi

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«Pedalando si fa filosofia» e pare siano tanti quelli che «sono filosofi e non lo sanno». La ciclosofia si diffonde sempre di più (con particolare giubilo di alcuni), e speriamo non si tratti solo di una passeggera “moda verde”. A dircelo è Walter Bernardi, storico della scienza, che ha insegnato filosofia nelle università di Firenze, Venezia e Lecce, ma che ‒soprattutto ‒ è un ciclista.
La filosofia va in bicicletta. Socrate, Pantani e altre fughe (edicicloeditore) è un libro pragmatico. Emerge quando si leggono curiosi accostamenti a poche righe di distanza. Per esempio, il citare lo scrittore Curzio Malaparte che sostiene: «sicuramente c’è qualcosa di filosofico nella rivalità sportiva che oppone Coppi a Bartali»; e poco dopo il ciclista Luigi Ganna che nota: «l’impressione più viva l’è che me brusa tanto ‘l cu»; fa pensare inevitabilmente a un tipo di filosofia essenzialmente pratica.
Così, Bernardi dà voce ai sogni dell’intellettuale del gruppo in maglia gialla Laurent Fignon (detto anche il professore): «Il ciclismo è un’arte viva, uno dei mezzi più sicuri che l’uomo abbia inventato per creare felicità e conoscere se stesso». La bici e la letteratura sono le due risorse capaci di consolare l’umanità dalle vicissitudini dell’esistenza. Parole di un ciclista professionista, lettore forte, pur senza grandi studi accademici alle spalle.
Il bello della bicicletta (esiste un libro chiamato così, a firma del sociologo Marc Augé), però, è che non appartiene solo ai ciclisti professionisti. Anche Margherita Hack ha vissuto la due ruote come uno stile di vita (si veda La mia vita in bicicletta, edicicloeditore). Per Albert Einstein si trattava di una perfetta metafora: «la vita è come andare in bicicletta, per stare in equilibrio devi muoverti». “Ciclofilosofica” anche la voce di Steve Jobs «il computer è il più straordinario strumento che sia mai stato inventato; è come una bicicletta per le nostre menti». E non è tutto. Sapete come voleva chiamare la sua Apple? Bicycle! Poi qualcuno gli disse che non andava abbastanza bene per il marketing e cambiò idea.
Non solo ciclisti e geni della scienza, ma anche politici (intesi nel senso originario, come quelli che vivono la polis, la città): «dicono che la bicicletta sia una malattia. Probabilmente è vero, ma si tratta di una febbre che scalda prima di tutto l’anima». A sostenerlo nientemeno che Romano Prodi.
A Bernardi il merito di aver messo insieme mondi apparentemente lontanissimi, avvicinati da due ruote. La vera anima del mondo, però, restano i pedalatori di tutti i giorni. «Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta penso che per la razza umana ci sia ancora speranza.» (Herbert G. Wells)

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017