John Fante, le praterie di Los Angeles

John Fante è uno dei tanti autori stranieri di origini italiane ignorati a lungo dai lettori del nostro paese. Solo nel 1992, con la pubblicazione del romanzo “La strada per Los Angeles, si accendono i riflettori sullo scrittore statunitense. Incredibile, se si pensa che il suo “Aspetta la primavera, Bandini”, primo romanzo di grande successo oltreoceano, è datato 1938. Una recente ristampa di questo romanzo include una prefazione di Niccolò Ammaniti che solleva una questione molto interessante.

Supponiamo esistano due tipi di scrittori: uno da tana e uno da prateria. Il primo è quello che per scrivere ha bisogno dell’isolamento, di una stanza dove scrutare la propria immaginazione da cui riesce a estrapolare e poi rielaborare le proprie storie: uno scrittore che non ha bisogno di vivere la vita “vera”. Il secondo è quello che nella sua stanza ci entra solo ed esclusivamente per scrivere quello che al di fuori di essa ha vissuto. È l’artista che, per poter raccontare le proprie storie, deve prima viverle. John Fante è sicuramente questo tipo di scrittore. Non è un caso che uno come Bukowski lo ammirasse e lo considerasse un maestro.

Il protagonista dei romanzi di Fante, Arturo Bandini, può essere considerato la proiezione letteraria dell’autore: le storie di successo del personaggio spesso sembrano coincidere con quelle dell’autore. Lo scrittore da prateria ha bisogno di correre libero nelle pianure della vita: è da lì che prende spunto per le mirabolanti avventure da mettere su carta.

La vita di Fante è stata molto attiva. Negli anni ‘30 si trasferisce a Los Angeles per guadagnarsi da vivere scrivendo, senza però avere nessun appoggio. Inizialmente risiede in una camera d’albergo e cerca di sbarcare il lunario scrivendo assiduamente, tra una bevuta e l’altra nelle bettole della “città degli angeli” (scene che rimandano alle avventure di Bandini in “Chiedi alla polvere”). Presto inizia a scrivere anche sceneggiature per Hollywood, i proventi delle quali gli permettono di raggiungere la relativa tranquillità economica per dedicarsi al suo grande progetto: scrivere un romanzo. E alla fine Fante ce la farà, diventerà uno degli autori più apprezzati d’America. L’autore da prateria per eccellenza.

E la sua storia non finisce qui perché, dal 1983 – anno della sua morte – sono stati scoperti numerosi inediti di grande valore, che gli conferiscono definitivamente un posto nell’Olimpo dei migliori autori del ‘900.

L’8 aprile 2010, a trentasette anni dalla scomparsa dello scrittore, la città di Los Angeles gli ha dedicato una piazza – la John Fante Square –  vicina a Bunker Hill (distretto in cui l’autore visse all’arrivo in città) e alla biblioteca pubblica dove l’autore passava ore e ore a leggere e a scrivere.

Raccontando questa storia, sorge una riflessione: in una contemporaneità in cui sembra scontato vivere (e scrivere) chiusi in una stanza, si avverte sempre più la mancanza di veri “autori da prateria”.

Cultura
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martedì 22 Settembre 2020