Il talento è intorno a noi: Luigi Prevedel

La statua che ritrae Stefano Zuech

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Luigi Prevedel è un uomo semplice, un grande lavoratore. Abita in un piccolo paese del Trentino, Brez, che supera di poco i 700 abitanti.

Alla fine dell’estate 2009 nasce nella mente del lattoniere un’idea folle: realizzare una statua di marmo a dimensioni naturali, con soggetto il noto scultore − suo conterraneo − Stefano Zuech, autore di diverse opere in Trentino e Oltralpe. La sfida consiste nel fatto che Luigi non ha mai scalpellato prima, ma intende cimentarsi nella titanica impresa per celebrare la memoria dell’artista che ammira profondamente. Inizia quindi la ricerca dell’enorme blocco 90x110x160cm che acquista a Carrara con fatica, dopo aver affrontato la diffidenza e lo scherno degli addetti ai lavori che contatta. L’approccio al mastodontico masso di 60 quintali è carico di trepidazione e di un enorme timore, tanto da abbandonare per nove mesi qualunque tentativo manuale. Avvilito, quasi affranto, Luigi riceve però il costante appoggio e incoraggiamento dal padre, che crede fortemente in lui e lo sprona a non mollare. Lo stallo nel cuore dell’uomo viene superato solo grazie all’immensa forza di volontà, la fermezza gli fa prendere finalmente in mano lo scalpello per abbozzare alcuni colpi. Deve insistere affinché avvenga il prodigio e per far sì che poco alla volta dal monolito erompa la sagoma di un naso. Ma la strada da percorrere sarà impervia, costellata da momenti di sconforto e dolore fisico a causa delle prolungate ore di lavoro in inverno. Durante la creazione viene inoltre a mancare il genitore che più di tutti ha saputo credere in lui e sostenere il suo ambizioso progetto. Proprio in memoria del padre, Luigi Prevedel raccoglie anima e forze e porta a compimento, dopo 14 mesi, la statua che così tanto aveva desiderato venisse alla luce.

L’impresa non manca di destare curiosità e meraviglia anche oltre i confini locali; ben presto viene riconosciuto a Prevedel un talento artistico eccelso e nell’agosto 2013 il critico Vittorio Sgarbi, contemplata la scultura, commenta entusiasta: «Ha un sentimento michelangiolesco». Stefano Zuech è seduto in una pausa dal lavoro, indossa un camice morbido, impalpabile, grazie alla maestria dello scultore, che sa rendere lucido il cuoio degli stivaletti e morbido il cotone dei calzini che porta. Luigi Prevedel vede i dettagli, trasferendo alla pietra la luce che trabocca dal suo impegno. Un uomo capace di sacrifici immensi, umile negli approcci e indubbiamente dotato di pervicacia nel realizzare un’opera d’arte e amore, simbolo della capacità di chi, più vicino alle montagne, non dimentica di trarre forza guardando, oltre le nuvole, il blu del cielo.

Ho voluto raccontare la storia di questo artista per sottolineare come il talento sia ovunque intorno a noi, anche se spesso l’ombra del disinteresse fà perdere nel silenzio imprese di rilievo, degne di nota.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017