Il libraio di Selinunte

di Roberto Vecchioni

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Sono un personaggio (non) qualsiasi di un libro scelto (non) a caso: il libraio di Selinunte, così ha chiamato la mia storia Roberto Vecchioni, che la racconta attraverso il mio testimone preferito, Frullo. Questo è il nome che gli davano gli amici, perché il ragazzino a guardarlo sembrava un po’ scemo, con la testa sempre per aria. In realtà, Nicolino (questo il suo vero nome) aveva solo troppi pensieri per poter badare ai suoi compagni di scuola.

«Non sapevo definirla, la bellezza, ma i suoni, gli accenti e poi il senso, possedevano in sé questa istantanea traduzione: bellezza, pensai, è star bene, sentirti pieno di cose e averne altre fuori che ti rivestono perfettamente, senza lasciarti un solo pezzo di corpo scoperto: bellezza è questo vestito che ti senti cucito addosso soffice, caldo, indistruttibile, fra tanti altri che mancano sempre di qualcosa.» Chiamalo scemo, uno che ha queste idee. Ci vuole coraggio a essere come Frullo, andare contro tutti pur di venire ad ascoltarmi.
Lo faceva perchè ero un libraio sui generis: non vendevo libri, li leggevo.

Quando sono arrivato a Selinunte, piccolo paese in Sicilia, da subito sono stato accolto come uno straniero bizzarro e da tenere alla larga. In effetti avevo uno strano modo di fare e la mia bruttezza poteva essere un po’ spaventosa, ma non sono mai stato pericoloso. Per me la cosa più importante erano le parole, questo volevo si trasmettesse, ma forse non sono stato molto chiaro. Tutti i giorni alla stessa ora nella mia piccola libreria leggevo qualcosa ad alta voce. All’inizio c’era più di un curioso che veniva ad ascoltarmi, poi più nessuno, finché il piccolo Frullo non ha cominciato a scappare da casa regolarmente per un paio d’ore a sera, con la complicità dello zio Nestore che lo copriva. Pensava non lo vedessi e provava a nascondersi dietro pile di carta, ma io sapevo fosse lì e ne ero felice. I libri parlavano per me ma li sceglievo con cura, per il resto non dicevo altro. Volevo solo leggere. Così ho istruito Nicolino, così lui adesso è l’unico che conosce le parole e il loro significato. Per tutti gli altri abitanti di Selinunte, gli stessi che mi hanno scacciato, le parole sono andate perdute da quando qualcuno ha bruciato la mia libreria e tutti i libri sono finiti in mare guidati dal pifferaio.

Non vi rivelo tutti i dettagli di questa storia, perché è bello rimanere sospesi nelle favole e andare a cercare come sono andate a finire, così come faccio io un po’ alienato tra le pagine. Sappiate che l’autore di questo racconto mi ha dedicato anche una canzone!

Cultura
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sabato 29 aprile 2017