Il bello dell’Utopia

Il percorso espositivo di Vice Versa, Padiglione Italia
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Ai-Weiwei, Padiglione Germania
Ai-Weiwei, Padiglione Germania
 GAS GIANT, installazione site-specific di Jacob Hashimoto
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Foto di Gabriel Bouys, Padiglione Olanda
Foto di Gabriel Bouys, Padiglione Olanda
Jeremy Deller, Padiglione Gran Bretagna
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Performance di Sislej Xhafa, tra i rami di un albero un barbiere riceve i suoi clienti
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Il 1° giugno ha aperto i battenti la 55ª Esposizione Internazionale d’Arte, organizzata dalla Biennale di Venezia, che quest’anno è stata intitolata Il Palazzo Enciclopedico e avrà luogo nei Giardini e nell’Arsenale fino al 24 novembre. Il Padiglione include più di 150 artisti provenienti da 38 diverse Nazioni; per la prima volta anche la partecipazione della Santa Sede. Il tema, scelto dal curatore Massimo Gioni, prende spunto da un’idea dell’artista Marino Auriti (1891-1980) che, nel 1955, progettò un edificio di 136 piani e 700 m di altezza per ospitare un “Museo del Sapere mondiale”, che contenesse tutte le invenzioni create dall’uomo fin dall’età della pietra. Il progetto immaginario è rimasto incompiuto, ma Gioni ha deciso di portare avanti il concetto-base di Auriti: formare un pozzo di conoscenze umane a cui attingere, che permetta di condividere differenze e trovare comunanze nel ricco repertorio di saperi che l’uomo si è fabbricato.

Cosa possono imparare i visitatori dall’Esposizione 2013? Secondo il Presidente della Biennale Paolo Baratta «lo spettatore [...] ancorché scosso da gesti e provocazioni, alla fine ricerca nell’Arte l’emozione del dialogo con l’opera, che deve provocare quell’ansia ermeneutica, quel desiderio di andare oltre che ci si attende dall’Arte». E, in questo caso, un viaggio attraverso tutti i piani del Palazzo utopico, imparando a costruirci un’Enciclopedia dell’Arte per ritrovare emozioni che ci siamo dimenticati e per scoprirne di nuove. L’idea del curatore è un input verso l’apertura mentale, perché spesso, chiusi nelle nostre province, tendiamo a escludere tutto ciò che c’è stato prima o è esterno a noi. Un modo per iniziare a pensare in grande, proprio come Auriti, perché le intuizioni utopiche, anche se irrealizzabili, possono servirci per sbottonare i pensieri.

 

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017