Il bello cura

Di quelle volte in cui mi accorgo che l’arte può salvare il mondo

Alla fine di un concerto o di uno spettacolo, all’uscita dal cinema o da un museo, mi trovo spesso a pensare, così all’improvviso: “oh, adesso si torna fuori”. Perché per lunghi attimi sono stata da qualche altra parte e sono stata bene. Lontana dalla quotidianità, che comunque per quel che mi riguarda, non posso che definire fortunatissima.

Dovremmo ricordarcelo che l’arte può salvare il mondo.
E che sia così, che cultura e bellezza possano essere terapeutiche, lo stanno testimoniando anche diverse recenti sperimentazioni.

Il bello cura. Immagine

È il caso di CIACK, Curarsi Insieme attraverso (il) Cinema Kreativo: studio pilota sui benefici che la visione dei film può portare nella cura, iniziato lo scorso ottobre. Sessanta volontari sani hanno partecipato alla proiezione di alcuni video, e dalle schede di giudizio compilate è emerso che i filmati a contenuto emotivo positivo hanno suscitato emozioni gradevoli e un generale senso di calma, mentre ciò non accadeva con quelli a contenuto neutro. Questi risultati hanno incoraggiato i ricercatori a proseguire, andando a coinvolgere anche pazienti e i loro familiari. Il progetto è promosso, assieme ad altri enti, da MediCinema Italia onlus, che già dal 2013 allestisce vere sale cinema negli ospedali, con tanto di programmazione, rendendole accessibili anche a chi deve restare a letto o a chi è in carrozzina, «per alleviare la sofferenza fisica e mentale».

Sembra mirare allo stesso fine il percorso immersivo, chiamato non a caso “La cura e la bellezza”, che porta in alcuni ospedali di Bergamo la riproduzione a tutta parete di opere di artisti come Botticelli, Canaletto, Hayez e Raffaello, vestendo quei muri in un modo del tutto particolare.

Riferimento per molte di queste iniziative è stato “Meet me at MoMA – The MoMA Alzheimer’s Project: Making Art Accessible to People with Dementia”, dal quale ha preso ispirazione a Roma il progetto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna “La memoria del bello”. La proposta di New York ha dimostrato fin dalla sua prima valutazione formale, che accompagnare al museo persone malate di Alzheimer assieme a chi le assiste o a chi ci convive, produce un miglioramento dell’umore sia nei pazienti che nei caregivers, e dà, a questi in particolare, la possibilità di vivere nuovamente un’esperienza autentica e di vera interazione sociale.

Sono sicuramente molte le piccole realtà che scelgono strumenti simili per migliorare le condizioni delle persone di cui si prendono cura e per fare entrare la bellezza nei luoghi dove forse ce n’è più bisogno.
E allora che resistano queste idee. Progetti, di vita, che seguendo la definizione dell’OMS cercano di fare della sanità «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale», che «non consiste solo in un’assenza di malattia o d’infermità».
É il caso di dire che fanno bene così.

Cultura
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mercoledì 9 ottobre 2019