I pesci non chiudono gli occhi

Erri De Luca

I pesci non chiudono gli occhi

Sono un personaggio (non) qualsiasi di un libro scelto (non) a caso.

Se fossi quel pescatore lì, quello che lui tante volte aiutava nel suo «mestiere senza forza», in quel «pescare solo per il desiderio ostinato», direi:

«Sul mare non è come a scuola, non ci stanno professori. Ci sta il mare e ci stai tu. E il mare non insegna, il mare fa, con la maniera sua.» e infatti questo l’ho già detto.

Ai bambini quando si raccontano “certe cose” si dice che li ha portati la cicogna, o che stavano sotto a un cavolo. Di lui direi che l’hanno trovato in una rete da pesca. Per respirare aveva bisogno del mare. Gli altri stavano in un mondo, e lui nel suo. A me faceva pure piacere, teneva i remi in mano e zitto, voleva solo imparare. Stava bene a fare cose vuote, come setacciare la sabbia cercando esche.

Se fossi la mamma direi:

«Aro’ si asciuto?» (Dove stai andando?) e infatti questo l’ho già detto.

Questo figlio che non è più bambino. Diventa uomo e si ricorda tutto, come se in testa tiene un album di fotografie. Si ricorda di quando io, assente e pensierosa a leggere lettere lontane, decidevo che ne sarebbe stato della famiglia nostra. Si ricorda di quando l’avevano picchiato, povero figlio, e lui nessuna resistenza: incontrava il mondo. Con tutti quei dettagli si ricorda, mi fa impressione quella sua memoria. Lui curioso incominciava a vivere, mentre suo padre si faceva impressionare dalla libertà di un laggiù che gli apparteneva solo un poco.

Se fossi la bambina direi:

«Amo gli animali, sanno di noi e noi niente di loro.» e infatti questo l’ho già detto.

Lui sa tutto sui pesci. Ha anche aneddoti divertenti. Sembra uno di loro. Quando parla di un posto non indica le strade ma i punti cardinali! E non chiude gli occhi, tant’è impressionato dalla battaglia per l’amore. Peccato che non ci vedremo più.

Tuttavia non sono nessuno di questi.

Sono un pesce. E i pesci sono muti. Credo che la natura l’abbia deciso perché parliamo attraverso il mare. E attraverso certi libri. E su questo ho già detto troppe parole.

Cultura
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venerdì 28 aprile 2017