Sulla traccia di Nives

Erri De Luca

Sulla traccia di Nives

La preferenza esistenziale tra il mare e la montagna cade quando si ama la bellezza che si trova in entrambi. Così un noto lupo di mare come Erri De Luca può rivelarsi uno scalatore appassionato d’alta quota.

L’ho visto, ed essere aria mi fa diventare un “personaggio” (non) qualsiasi in un libro scelto (non) a caso.

Sono rarefatta su tutte le montagne scalate dalla “tigre” Nives Meroi. Lei è abituata alle imprese, mai solitarie, ma sempre con il suo compagno Romano, sempre pronti a sperimentare il loro personalissimo «laboratorio d’amore ad alta quota».

Erri ha deciso di accompagnarli qualche volta, perché diversamente seguire le loro tracce è impossibile: è regola non lasciare il segno del proprio passaggio. Alla salita segue sempre la discesa che pulisce tutto, dalla tenda al più piccolo pezzo di ferro, resta solo qualche impronta nella neve.

Entrare nei loro polmoni è un orgoglio, così come stargli a fianco.

In cima «la bellezza è più decisiva del coraggio» per resistere alla fatica e alle intemperie.

Mi faccio rarefatta, mi presto solo a chi è capace di stare qui «ad ascoltare zi’ tiempo e zi’ viento».

Mi faccio rarefatta, e non faccio parlare né posso parlare: la voce delle montagne è il vento. Tanto che «senza vento è come se il creatore del mondo si fosse ritirato per lasciarci uno spazio».

Nives ha imparato sulle montagne che non è questione di pazienza, la pazienza è noiosa, si tratta di accoglienza. Essere «accoglienti verso il tempo» significa essere accolti in esso anche quando sembra tutto fermo.

Ad alta quota, dove le parole stanno in pari con i fatti, dove «le parole che ti ronzano in testa a volte vanno a sbattere contro le cose fuori e fanno un rumore di schiaffo in faccia», si raggiunge lo stato di grazia quando si è «un “grazie” che cammina».

Ad alta quota il silenzio non esiste. Si ascoltano, «debitori di voci», i membri di un’assemblea del passato, i lontani, quelli che hanno affrontato la salita e mai la discesa.

Qui non c’è la brezza del mare, solo aria rarefatta e vento impetuoso, in un ascolto visionario le voci sono accolte senza chiedere documenti, e affrontare salite e discese e saperne raccontare la bellezza non è da tutti.

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mercoledì 4 ottobre 2017