Maledetta Cina

Paolo Rumiz

Hutong di Pechino
Hutong di Pechino
Pechino
Pechino

«Trovo un vecchio pallido in impermeabile beige che compie i gesti millenari del Tai chi con una nobiltà che da sola dice tutto della cultura di questo luogo». Paolo Rumiz, noto per la sua eleganza e pittoresca descrizione di viaggi, luoghi e storie, racconta Pechino di ritorno dalla visita a uno dei suoi due figli che vive lì. Personalmente ho iniziato un po’ scettica questa lettura, per il timore di ritrovare sensazioni già percepite da chi di questo Paese ha scritto. Contrariamente ho bevuto le parole di Rumiz senza sazietà, rileggendone alcuni passaggi più e più volte per cogliere a fondo quella che è stata la sua vera emozione nella conoscenza cinese. «Penso che il viaggiatore di oggi è diventato un cacciatore di cose perdute, uno che sposta macerie, gratta come un archeologo sotto i sedimenti del secolo breve». Lo scrittore evita la ricerca del profumo nostalgico che invoglia la maggior parte dei turisti in Cina. Per la prima volta, dice, parte senza aver studiato a fondo la sua meta. La sua silenziosa sensibilità lo porta a vivere nel presente il viaggio, immaginando ciò che era senza pretenderlo indietro, cercando tradizione e passato laddove vivono: fra gli individui, nei loro comportamenti, dietro le possibili storie e combinazioni fra persone e vie, fra luoghi e genti. Nel grande Paese nulla è come era, ma tutto è rimasto come è stato. Templi descritti come prime meraviglie sono diventati fulcro di centri commerciali o ripitturati a nuovo con colori lontani dal fascino imperiale. Vicoli e quartieri antichi non esistono più e in terra molti dei buchi sono per i grattacieli più alti del nuovo millennio. Anche la città proibita è vuota, solo dall’alto la sua immagine commuove. È doveroso però pensare che la Cina abbia fatto in 40 anni quello che l’Europa ha compiuto in 400 anni. È vero che i Mall sono la nuova generazione di città cinesi – e non solo –, ma fra le vie delle megalopoli – se si viaggia attenti – persone, storie e usanze esistono ancora, suonano, danzano e vivono! Lontano dalle mete “must”, se ci si infila nei veterani mezzi di trasporto per raggiungerle, si ritrova ogni Cina che ci si aspetta. Dove? Nelle storie dei compagni di viaggio, fra i tetti blu delle fabbriche che sanno di pianificazione e maoismo, nei piccoli cimiteri filo-taoisti, nelle verdi meraviglie che accompagnano dal finestrino il tuo viaggiare, nei comportamenti delle persone: nobili nella cura del corpo, perfette nel coordinarsi nelle trafficate strade, dolci accanto ai figli, rispettose verso gli anziani e dedite verso le loro tradizioni millenarie. Leggete Maledetta Cina e visitatela lontani da paure di non trovare ciò che vi aspettavate, perché la Cina, come dice Rumiz, «non è affatto ciò che sembra. In Cina ciò che appare non è. E ciò che è non è apparente».

ViaTerra

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martedì 3 ottobre 2017