Giorgio Bassani: memoria di un amore nell’odio

In quest’era, che non è azzardato definire, culturalmente, di transizione, viene spontaneo volgere lo sguardo all’indietro per comprendere chi eravamo prima, prima di essere ciò che siamo oggi. Lo si può fare accostandosi all’opera e agli sforzi di alcune personalità straordinarie che hanno contribuito al progresso culturale del nostro paese.

Noto a pochi giovani, Giorgio Bassani fu una di queste. Autore de “Il Giardino dei Finzi-Contini” è una delle personalità più note nella città di Ferrara. Bolognese di nascita, cresciuto in una famiglia ebraica, contribuì a molte delle cose belle che esistono oggi in Italia: fu fondatore, nel 1955, di Italia Nostra, una delle più antiche istituzioni per la salvaguardia dei beni ambientali culturali e artistici. Giorgio si spostò ben presto a Ferrara dove studiò e dove ambientò uno dei suoi romanzi più famosi. Il “Giardino dei Finzi-Contini” è un libro di memorie anomalo, che in un certo senso sposta l’attenzione non tanto sull’azione dei persecutori degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale, quanto sulle esperienze personali degli abitanti di una città in cui l’antisemitismo stravolse la vita di intere comunità. Il romanzo è una narrazione fatta di luoghi, non tanto di persone. C’è la sinagoga dove il protagonista conosce l’amore della sua vita, c’è il giardino di casa Finzi Contini, il cimitero monumentale della famiglia, il campo da tennis e poi soprattutto quella grande cornice che è la città di Ferrara. La memoria, al giorno d’oggi sempre meno coltivata, passa anche e soprattutto dalle esperienze personali e Giorgio Bassani ce ne restituisce una autentica. Una storia d’amore che nasce e si sviluppa nell’odio. Un’antitesi poetica che dona forma alla narrazione, immersa nel clima di razzismo che ha caratterizzato l’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. E’ proprio questo il nucleo dell’esperienza del protagonista (che molti identificano con lo stesso Bassani): l’amore non smette di nascere nemmeno nei momenti più oscuri. Un amore, forse non corrisposto, ma che in un certo senso l’autore vuole far correre in parallelo all’odio, anche quello, spesso non corrisposto da tutti.

Di storie d’odio le cronache degli anni ’30 e ’40  sono piene. Ma anche d’amore, ed è bene non dimenticarlo mai. Bassani alla guerra e alle persecuzioni sopravvisse, morì nel duemila e quello che ci ha lasciato è l’amore, quell’amore, perdonate la citazione, che muove il cielo e le altre stelle. Quel sentimento che l’odio non potrà mai sconfiggere. Quel sentimento che le armi e la violenza non potranno mai attaccare. E non solo l’amore per le persone, l’amore per tutte le cose belle esistenti, qua e altrove. Riprendete in mano il romanzo “Il giardino dei Finzi Contini” che, seppur nella finzione letteraria, ci ha trasmesso la memoria dell’amore e pensate profondamente a Giorgio Bassani, che non fu solo un cittadino di Ferrara ma un cittadino d’Italia.

Cultura
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mercoledì 12 febbraio 2020