Football, U.S.A e Italia

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Negli U.S.A le partite della National Football League sono seguite da decine di migliaia di spettatori in stadi giganteschi, risultando il campionato col maggior numero di spettatori. Uomini enormi si sfidano in un gioco dalle regole cervellotiche ma altamente spettacolare grazie alla durezza dei placcaggi, la velocità delle azioni e la forza dei giocatori. L’attrezzatura utilizzata non passa di certo inosservata: casco, grossa spalliera a proteggere spalle, torace e schiena, abbigliamento ultra-attillato. La cornice, poi, è particolarmente appariscente: gli stadi sono zeppi di tifosi, quasi tutti in “divisa”, cioè con la maglietta della squadra, se non addirittura travestiti come le mascotte o alcuni giocatori o allenatori. E questo tutte le “maledette domeniche” che la propria squadra del cuore scende in campo. I giocatori sono ragazzoni dai fisici imponenti e definiti: basti pensare che, a oggi, sono pochissimi gli atleti sotto i 100 kg. Per la particolarità del gioco ogni ruolo richiede delle specifiche fisiche particolari, così che nella stessa formazione convivono scattanti ragazzi di 175 cm e forzuti omoni di oltre 2 m e sopra i 150 kg! La sensazione che si avverte nel seguire per qualche minuto una partita è di suspance e spavento per i continui colpi ricevuti e inferti dai giocatori.

Il football è arrivato anche in Europa e in Italia ha riscosso negli anni un discreto successo con decine di squadre da Bolzano a Catania, da Trieste a Genova. Tuttavia, l’attenzione e il sostegno che questa disciplina ha in Italia è scarsa se paragonata agli U.S.A: è difficile per una squadra trovare facilmente un campo, allenatori e giocatori che non siano persone che nello sport cercano di più che un passatempo. Gli allenamenti sono faticosi, le botte si sentono davvero e il sostegno delle amministrazioni locali è minimo. La storia di molte squadre italiane è simile e vede un ristretto numero di persone, rapiti dalla palla ovale, che con caparbietà si impegnano a studiare su libri in inglese, sudare sette camicie su campi improvvisati, occupati o ottenuti dopo decine di richieste. L’obiettivo non è quasi mai quello di vincere un campionato, ma semplicemente di parteciparvi convinti che insieme si può fare qualcosa di davvero bello come cimentarsi in uno sport di squadra, in cui tutti giocano per tutti.

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Sito Federazione Italiana di American Football

Cultura
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venerdì 6 ottobre 2017