Faraway, so close

Stay (Faraway, so close!) è un brano degli U2 inserito nell’album Zooropa, ad oggi il più sperimentale e meno commerciale della band irlandese.

Siamo nel 1993 e il gruppo, dopo la consacrazione definitiva ottenuta con Achtung Baby (1991), è da mesi impegnato in un imponente ed estenuante tour mondiale, lo Zoo TV Tour. Ma l’ispirazione non può restare inespressa a lungo ed è per questo che, tappa dopo tappa, i quattro trovano ugualmente le energie per rientrare in studio a Dublino (con Flood e Brian Eno come produttori) e registrare: il risultato è un lavoro eclettico, solo apparentemente in contraddizione con quanto espresso in precedenza. A livello sonoro lo stile è più underground, minimal ed elettronico, distante dal rock a volte melodico, a volte graffiante, degli album precedenti. In realtà Zooropa rappresenta la prima fase di una parentesi creativa che porterà nel 1997 a Pop, album piuttosto distante per processo compositivo e sound generale da quanto realizzato fino ad allora.

A conferire ulteriore prestigio alla composizione è la sua inclusione nella colonna sonora del film Così lontano, così vicino! di Wim Wenders, sequel del maestoso Il cielo sopra Berlino (1987).


Apparizione speciale dell’ex Presidente URSS Gorbaciov.

Curiosamente la canzone era inizialmente intitolata Sinatra, perché ispirata al grande cantante americano. Quando però gli U2 scoprirono che Wenders era alla ricerca di un brano per il suo film, colpiti dalla vicenda poetica di un angelo che sceglie di diventare umano per provare gioie e dolori dell’esistenza in una Berlino post muro, rimisero mano al testo riuscendo a conquistare il favore del regista tedesco. E quando un film, già di per sé onirico e struggente, può contare sull’apporto di una soundtrack altrettanto potente e suggestiva, allora il cinema raggiunge un livello artistico superiore, in grado di coinvolgere lo spettatore a un livello sensoriale più ampio.

Il videoclip del brano, diretto dallo stesso Wenders, riprende passaggi e ambientazioni del film ma con i componenti del gruppo come protagonisti, fino ad un liberatorio epilogo. Da ricordare, infine, come il rapporto tra gli U2 e la cinematografia di Wenders ebbe modo di arricchirsi anni più tardi con il film The Million Dollar Hotel (1997) con Bono in qualità di autore della colonna sonora e della stessa sceneggiatura.

 

Cultura
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sabato 13 ottobre 2018