Ender’s game

Negli ultimi anni ha preso piede, con sempre maggior insistenza, un modo diverso di rappresentare l’adolescenza al cinema, specie in generi come la fantascienza, l’action o il thriller. Alcuni esempi eccellenti come Hunger Games, The Tomorrow Series, il più recente Divergent e, per certi versi, gli ultimi due episodi della saga di Harry Potter, ci mostrano ragazzi a loro agio in situazioni molto lontane da quelle più consone alla loro età anagrafica. Naturalmente stiamo parlando di finzioni sceniche e soluzioni narrative adottate con un preciso scopo: vedere i nostri protagonisti muoversi in società distopiche, ambientazioni decisamente fantasy piuttosto che realtà ultra futuristiche, richiede inevitabilmente un ribaltamento del consueto a favore del nuovo, pena il dimenticatoio artistico e (forse) il ben più temibile flop al botteghino.
Ender’s game, in questo dilemma tra innovazione e tradizione, si colloca esattamente a metà potendo contare su di un materiale di partenza già di per sé molto valido: il primo volume, omonimo, del Cd Ciclo di Ender dell’autore americano Orson Scott Card. Uscito nel 1985 ha una trama abbastanza tradizionale: la Terra di un futuro imprecisato e tecnologicamente avanzatissimo, dopo essere stata attaccata e devastata da una razza aliena, ha schierato le proprie flotte spaziali per la controffensiva finale, affidando (e qui troviamo l’aspetto innovativo) il destino dell’umanità nelle mani di giovanissimi soldati. La scelta, apparentemente illogica, risiede in un unico punto: le menti dei più giovani, specie se opportunamente allenate, sono le uniche in grado di elaborare con accuratezza e al tempo stesso creatività un elevato numero di informazioni, molto più degli adulti. Ender è un ragazzino estremamente dotato, molto più dei suoi compagni della Scuola Ufficiali, e ben presto sarà proprio su di lui e sulle sue innate capacità strategiche che l’elite militare deciderà di puntare. Simulazione dopo simulazione sarà incessante ed estenuante l’incitamento alla scontro, all’odio irrazionale per il nemico, alla vittoria a tutti i costi per un presunto bene superiore. I già deboli dubbi del protagonista prontamente verranno arginati da un sistema che lo vuole determinato, ubbidiente e letale fino al momento decisivo: la prova finale in cui si deciderà se Ender e il suo team sono pronti per comandare un attacco reale.

I condizionamenti cui Ender è sottoposto rappresentano il punto più interessante del film e ci ricordano come ci si possa abituare alla violenza, specie se istituzionalizzata e razionalizzata, fin da bambini, nel tentativo di volerla giustificare a tutti i costi.
Certe volte verrebbe da domandarsi se la realtà non abbia già superato la fantasia.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017