Emozione, condivisione e Iron Maiden

Sono finito a un concerto degli Iron Maiden per amicizia. Dopo anni di inviti di un amico a giugno sono partito alla volta del Rock in Idro (Bologna) − Festival di fama nazionale giunto alla sesta edizione.

A fare da headliner alla seconda giornata della rassegna c’era la seminale band inglese capitanata dal carismatico Bruce Dickinson e retta dalle poderose note di Steve Harris, fondatore e autore della maggior parte dei pezzi del gruppo.

Nell’area concerti era viva una contagiosa aria di festa ed emozione. Il pomeriggio è passato tra una band di supporto e l’altra e già nel tardo pomeriggio ho cominciato a notare in modo chiaro diversi gruppi di fan identificabili per età, estetica e presenza scenica.

Davanti al palco, ammassati come sardine i più giovani, intenti a “respirare” e godersi ogni minuto dello show il più vicino possibile ai loro idoli, con la speranza di raccogliere qualche souvenir come plettri o bacchette. Durante l’esibizione sbraitano tutti i pezzi quasi a memoria e coprono quasi ogni nota. Tra questi “irriducibili da festival” anche i miei compagni di concerto che ho abbandonato dopo qualche ora per il caldo asfissiante e la calca che ormai stava per stritolarmi.
Tra i venti e i trenta metri dal palco si schierano invece i fan sempre presenti, ma che ancora non ne hanno abbastanza. Sono la parte del pubblico più oltranzista e passano il tempo commentando la condizione psico-fisica dei musicisti, la qualità della scaletta e confrontando il live con altri cui hanno assistito. Ogni tanto si lasciano andare a qualche incitamento, ma sostanzialmente appaiono stanchi, disillusi, a tratti annoiati.
Dove gli spazi si fanno più vivibili, ma la visibilità inizia a scarseggiare non mancano gli appassionati diventati grandi che hanno portato tutta la famiglia, opportunamente addobbata con t-shirt metal, al loro evento dell’anno − ho chiacchierato con alcuni di questi padri e madri: infuocati mentre parlano della loro band metal preferita e, altrettanto teneri e premurosi, quando il loro bimbo lì vicino scivola e inizia a piangere o corre a destra e a manca rischiando di perdersi nella folla.
Infine, nella periferia dell’area concerti si sdraia letteralmente a terra quel grande popolo di metallari e qualunquisti musicali che sono lì più per passare qualche ora di relax. Qualcuno dimostra anche un certo affetto per il metal e si alza a sorpresa quando i sei inglesi attaccano i pezzi più famosi del loro repertorio.

Tirando le somme si è concretizzato quel grande fenomeno collettivo di condivisione di una passione. Che qualcuno tenta di evocare citando Woodstock o il Live Aid, ma alcune esperienze vanno semplicemente provate. Io non ci credevo, ma ora so che tutto il resto è noia.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017