Divorare libri

Fin da piccola ho amato leggere. La lettura è stato il mio primo amore. Poi, il colpo di fulmine è diventato un incendio e le sue fiamme ancora bruciano in me. E dal mero leggere sono passata al ben più interessante divorare libri, una caratteristica delle persone che si sono innamorate della lettura. Leggere è scorrere parole e capirne il significato, divorare libri è afferrarle con prepotenza, macinarle e renderle una seconda pelle.

Chi parla è un’esagerata e vorace divoratrice di libri dall’appetito formidabile. Posso passare giornate seduta sul divano, sdraiata sul letto, composta davanti ad un tavolo, scomposta su una poltrona, a divorare libri, d’amore, di filosofia, thriller mozzafiato o classici imperdibili. Naturale come respirare, necessario per il mio equilibrio interno, non potrei sopravvivere in mezzo a calcoli, numeri ed operazioni, senza lettere, parole e frasi a consolarmi, affascinarmi, rapirmi. Quando passo una giornata bruttina, quando ho bisogno di una spalla su cui piangere, quando non c’è nessuno intorno a me, scelgo un libro, lo tocco, ne sfioro la copertina, sospiro e mi ci tuffo a capofitto. Tuttavia, divorare un libro è una passione che non si limita a rimediare ad uno stato d’animo, è onnicomprensiva. La parte più bella è trasportare un po’ di questa magia nella realtà, nel percorso che faccio per andare all’università, nel momento che trascorro con i miei compagni di corso fuori dalla facoltà, nell’ascolto di un brano musicale, nell’esecuzione al pianoforte di una melodia, durante i pasti condivisi, dopo una passeggiata lungo l’Adige, davanti ad una bancarella di pesce fresco. La parte più bella è attraversare la strada e pensare: «Sto vivendo una storia, la mia storia». O mangiare un gelato davanti al Duomo e fissare lo sguardo su un bambino pensando: «Sono la protagonista della mia vita, l’eroina. E questo bambino è un mio personaggio». Osservare una signora anziana e chiedersi: «Chissà quali paesi ha visitato? Avrà trovato l’amore? Sarà felice?». La parte più bella è vedere una coppia di innamorati e ripensare alle dichiarazioni d’amore che la letteratura ha immortalato rendendo eterne. Chiudere gli occhi e immaginare un ragazzo, tra le mani una rosa rossa, che si avvicina trepidante alla sua bella, rossa per l’emozione quasi quanto la rosa, e le bacia la mano. Si inginocchia, le porge la rosa e le proclama tutto il suo amore accarezzandola con gli occhi. Può morire felice, e non sarà stato invano.

Mi accade di pensare che anch’io, dopo un bel libro, dopo un libro che mi ha portato alle vette più alte, e negli abissi più profondi, facendomi ridere e piangere, sono pronta a morire felice. E non invano. Perché la vita che mi sta davanti e dietro è bellissima, bellissima quanto le pagine dei libri che divoro, e sta a me renderla un capolavoro, sta a me renderla un romanzo che, alla parola «Fine», pur terminato, non puoi lasciar andare. Perché, ormai, vive in te, è te. Sei tu il tuo romanzo. Sono io il mio romanzo.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017