Di libri e lettori: recensioni da strapazzo

Permettetemi di attirare la vostra attenzione su un progetto ormai concluso, ma divertente e culturalmente stimolante. Si chiama Lo stroncatore ed è il microblog che serviva a Mauro Zucconi per collezionare recensioni online di grandi classici, normalmente considerati capolavori. In questo caso però i giudizi sono lapidari e terribilmente negativi.

Gli autori e le loro storie vengono, per l’appunto, stroncati in quanto fastidiosi, presuntuosi e matti gli uni; prolisse, banali, «noiosi ammassi di chiacchiere immeritevoli persino di una sola stella», le altre. Alcuni commenti sfociano nel turpiloquio, cosicché Il piacere di D’Annunzio assume la nuova funzione di carta igienica (l’espressione realmente usata la lascio alla vostra immaginazione). Altri si limitano a notare che Anna Karenina manca di un editing adeguato e che Shakespeare non è stato in grado di fornire all’Amleto una sceneggiatura soddisfacente, mentre Se questo è un uomo si rivela scontato. Talvolta i (re)censori immaginano addirittura di poter viaggiare nel tempo per impedire la stesura di un certo romanzo o per rivalersi fisicamente sullo scrittore.

A me viene da chiamarle recensioni da strapazzo per due motivi. Il primo è che spesso dimostrano la scarsa competenza argomentativa di chi le scrive; il secondo è che servono a strapazzare l’opera recensita. Tuttavia, è impossibile negare che siano piuttosto buffe e possono rivelarsi ampiamente formative: spingono il lettore a riflettere sui criteri in base ai quali definiamo un libro come un capolavoro, sulla differenza di opinioni e persino sulla libertà di espressione. Stimolano anche considerazioni sui cambiamenti apportati a lettura e scrittura nell’era digitale: è giusto preoccuparsi del calo nel numero di lettori e nella media di libri fruiti ogni anno per persona, ma non conta solo la quantità. È importante ogni tanto soffermarsi anche sulla qualità del leggere, sul perché e sul come lo si fa.

Dal relax al compito scolastico, Zucconi afferma che troppo spesso «la mancanza di scorrevolezza è vista come un difetto, un motivo di noia, di fastidio, di fatica per il quale o si abbandona un libro oppure lo si finisce per poi stroncarlo. Sembra che le persone leggano per scivolare sulla superficie del libro […] quando invece si dovrebbe leggere per impegnarsi». Analogamente, si detesta o si adora un’opera per vari motivi, ma nel parlarne bisognerebbe distinguere uno sguardo obiettivo sullo scritto dalla propria soggettività, del tutto legittima e persino un valore aggiunto se riconosciuta come tale. In caso contrario si rischia di essere superficiali, arroganti o ridicoli.

Come dice Zucconi, a volte «[n]on sarebbe male se i libri stroncati potessero stroncare gli stroncatori».

Cultura
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venerdì 6 ottobre 2017