Coltivare lo spirito critico

Di recente ho letto Memorie di un rivoluzionario (1901-1941) di Victor Serge (edizioni e/o 2012), un libro in generale poco amato, difficile a tratti. Nella postfazione Goffredo Fofi si chiede che reazioni potranno avere i lettori di venti o trent’anni. Io posso dire che non ne ho colto subito la portata, mi ci è voluto del tempo, ha dovuto forse stratificarsi in me.

Ora, a distanza di tempo, mi accorgo che è un libro che mi ha abitata, segnata nel profondo. Un libro a cui ripenso di continuo, non solo per la vita straordinaria del suo autore e protagonista ma soprattutto per le implicazioni storiche ed etiche che arrivano fino ad oggi, e forse mai come oggi così attuali e vere.

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A dodici anni se gli avessero chiesto “cos’è la vita?” Serge avrebbe risposto «penserai, lotterai, avrai fame». Le condizioni sociali ed economiche nelle quali viviamo di certo sono molto cambiate, almeno in Europa, eppure anche a me, come al giovane Serge, capita di pensare che viviamo in «un mondo senza evasione possibile», non certo a causa della povertà, ma, all’opposto, del benessere, del consumo, che ci ha oppiato ogni indignazione, ogni istinto di non-accettazione e di rivolta. Abbiamo elevato a valori quelli che l’autore definisce come «i più grandi errori», cioè il «vivere soltanto per sé, secondo tradizioni tutte intaccate di inumanità» e il pensare che «l’arricchimento personale sia il fine della vita».

Serge ha perso tutto, tutto gli è stato tolto più volte, eppure alle soglie del Messico, dopo una vita spesa lottando contro forze immani, non esita ad affermare che occorre sempre essere se stessi pienamente, senza abdicazione, e che nulla ci appartiene veramente se non la nostra buona volontà di partecipare alla vita comune. Vivere senza pensare, seguendo i luoghi comuni o l’inclinazione dei nostri vicini, conformarci, chiudere gli occhi sui fatti per il nostro interesse immediato o per la paura che ci ispirano i problemi, dissociare il pensiero dall’attività quotidiana ci fa torto, fa torto all’umano che è in noi e all’umanità.

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Apolide, esule, anarchico, bolscevico, rivoluzionario, dissidente, perseguitato, compagno, marito, padre, in tutti gli alti e bassi di una vita straordinaria, Serge non si è mai piegato di fronte a nulla, non ha mai rinnegato quello che per lui era un «imperativo categorico e una necessità assoluta», ovvero l’esercizio del pensiero critico e chiaroveggente. «Quel che c’è di terribile quando si cerca la verità è che la si trova…» e quando la si trova e non si è più liberi di fare come se niente fosse.

La verità che Serge non ha mai rinnegato e per la quale tutto ha sacrificato è il valore della vita umana, della singola misera insignificante vita. Niente è più sacro della persona e della libertà.

 

Cultura
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sabato 13 ottobre 2018