Apes Revolution

Era il 1968 quando compariva per la prima volta sullo schermo quell’universo distopico, popolato da primati intelligenti che, dopo aver soggiogato al proprio volere una razza umana regredita al punto di aver quasi perso del tutto il dono della parola, dominavano indisturbate la Terra o, meglio, il pianeta delle scimmie. Il film, uno dei pilastri della fantascienza cinematografica, poté contare sulla solidità artistica di un attore del calibro di Charlton Heston e sul make-up prostetico creato dal premio Oscar John Chamber, autore delle celebri orecchie a punta del dr. Spock di Star Trek e personaggio chiave del successo di numerose operazioni sotto copertura della CIA (tra cui anche Argo). A distanza di tanti anni dalla prima trasposizione del romanzo omonimo di Pierre Bouille, l’idea di base è ancora suggestiva e Hollywood si dimostra ancora una volta in grado di saper cogliere le opportunità di un franchise così redditizio. Dopo un maldestro tentativo nel 2001 di riavviare la saga (uno dei pochi scivoloni nella carriera di Tim Burton), il 2011 segna l’anno del rilancio definitivo: arriva nelle sale L’alba del pianeta delle scimmie, con James Franco, Freida Pinto e il maestro del motion capture Andy Serkis (interprete di Gollum ne Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit). Enorme ilsuccesso di pubblico e critica. È uscito a Luglio di quest’anno invece il secondo capitolo di quella che, al momento, si prevede essere almeno una trilogia: Apes Revolution, diretto da Matt Reeves (Cloverfield, Blood Story) e interpretato da Jason Clarke, Gary Oldman, Keri Russel e, ovviamente Andy Serkis. La bravura di quest’ultimo, supportata dall’altissimo livello di realismo degli effetti speciali realizzati dalla Weta Digitals di Peter Jackson, conferisce al personaggio di Cesare (la scimmia leader del branco) una forza espressiva che abbatte la barriera tra umani e animali. Il film è assolutamente godibile e, senza pretendere di sollevare ampi dibattiti sull’evoluzione o l’etica, fa riflettere su come, spesso, all’aumento dell’intelligenza si accompagni un incremento della violenza come stratagemma nella risoluzione dei conflitti. E allora la memoria torna veloce all’iconica scena di 2001: Odissea nello spazio, quando l’ominide Guarda la Luna intuisce i molteplici utilizzi di un rigido osso sulle imponenti note di Also sprach Zarathustra di Richard Strauss. Tutta colpa delle scimmie? Nient’affatto, parafrasando Charlton Heston nella pellicola del ’68 sulle sorti della Terra: “Voi uomini l’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità, tutti!”.

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Cultura
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sabato 29 aprile 2017