“Antropop”, un libro che ci riguarda

Se si pensa all’antropologia come a una scienza lontana da noi, riservata solo a dotti studiosi o a intrepidi viaggiatori, alla ricerca di culture dimenticate o disposti a visitare isole sperdute nel Pacifico dove il piatto della casa è il pipistrello lesso, ci si sbaglia di grosso. L’antropologia riguarda tutti noi e ce lo dimostra Duccio Canestrini, professore, antropologo, conferenziere, ma soprattutto libero pensatore. Un uomo che le isole sperdute le ha effettivamente visitate, ma di assaggiare il pipistrello lesso non ne ha voluto proprio sapere. Il suo ultimo libro, intitolato Antropop, parla, infatti, di un’antropologia che si fa popolare, che entra nelle nostre case e nella nostra vita quotidiana.

Suddivisa in una serie di brevi capitoli, l’opera percorre una vasta gamma di argomenti, ridendo di questioni maledettamente serie e prendendo sul serio le frivolezze, come recita la frase sul retro della copertina. Con sguardo ironico e curioso vengono indagati fenomeni disparati della nostra società sempre più globalizzata. Ad esempio, la dipendenza dell’uomo per la tecnologia, che lo ha spinto a progettare i cosiddetti Google Glass, degli occhiali speciali con un minicomputer nell’angolino di una lente, utilizzabile senza l’aiuto delle mani, che permette di ottenere e trasmettere informazioni sulla realtà, in costante connessione con la rete. Si toccano poi gli argomenti più spiccioli e curiosi, come l’usanza di personalizzare i cruscotti delle proprie automobili, per poi raggiungere più scottanti tematiche ambientali, come il disastro delle foreste in Borneo, provocato dalla società produttrice della bambola più famosa del mondo, la Barbie, che ha pensato bene di sfruttare le piante del luogo per fabbricare i costosi e lucenti imballaggi di cartone dei suoi giocattoli. Si parla inoltre di moda e del desiderio di sentirsi originali a ogni costo, che ha portato le ultime generazioni ad adottare piercing e braghe calate. Il libro, inoltre, ospita anche un elenco di quelle che vengono definite tradizioni di merda, con licenza accademica, ovvero una serie di usanze sanguinarie tipiche di certe etnie, che, secondo l’autore, sarebbe proprio ora di abbandonare. Tra gli esempi riportati, il cannibalismo, la pratica della lapidazione, l’infibulazione e la festa del maiale vietnamita, durante la quale i suini vengono uccisi barbaramente, segati vivi in due nella piazza del villaggio da una lunga scimitarra.

Non vi basta? Beh, nel libro c’è anche una breve storia del fascino esercitato dai posteriori femminili sull’uomo, dalla triste Venere Ottentotta alle vivaci natiche di Rihanna. In conclusione, Antropop è un’opera che informa, stupisce e diverte a ogni pagina, regalando sapientemente svago e spunti di riflessione a ogni lettore.

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mercoledì 4 ottobre 2017