Ambientazioni I – quadretto drammatico

C’era afa – ma questo non è un sicuro mezzo di identificazione di nessun luogo in questi giorni. Nel mezzo dell’umida calura, c’era una persona. I contorni non li vidi mai bene, dove ero posto apparivano molto sfumati a causa di quell’amato vapore acqueo.
Se la figura fosse uomo o donna con i capelli raccolti, non mi era dato sapere: il puntino biondiccio che vedevo al culmine di un corpo vestito con una normalissima t-shirt e dei pantaloncini non mi diede nessun indizio in alcun senso.
Da lontano giungeva un lamento continuo. Di questo ero abbastanza certo.
Improvvisamente giunse la fine del lamentare, un urlo disperato lo ruppe e la figura si accasciò a terra.

Quest’immagine rimane ancora oggi nella mente, ben fissa. La nostra esperienza e la nostra capacità di empatia ci portano a credere che la persona fosse triste, ma razionalmente non possiamo sapere per cosa la persona stesse soffrendo con certezza. Quindi per cosa si lamentava? Il dolore sembrava intenso.

Poteva essere una persona che piangeva nella rada nebbiolina estiva, mentre i confini del suo mondo si stavano lentamente liquefacendo in lacrime per la perdita di una persona molto cara. Un padre? Una madre? Un fratello? Un amore?

Non so perché, pur non conoscendo di chi fosse la scomparsa, il fattore morte per me era un dato certo al punto che non sembravano esserci altre cause plausibili per un simile dolore. Eppure, a mente fredda, sarebbe stato possibile concepire altri motivi.

Pareva un tempo di morte, il dolore per una perdita definitiva e come tale lo racconto, con l’imprecisione delle descrizioni che la nebbia (e il fatto che non conoscessi la persona) portano. Indefiniti, a dire il vero, sono anche i contorni della vicenda per chi l’ha vissuta, poiché l’unica certezza è la scomparsa, il resto è futuro e come tale deve ancora compiersi.

Cultura
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giovedì 27 aprile 2017