Adelphi ripubblica l’intera opera di Roberto Bolaño

Roberto Bolaño è – e molto probabilmente lo sarà per sempre – il più grande scrittore del Ventunesimo Secolo. Per sapere fin dove può spingersi l’arte della narrazione bisogna assolutamente leggerlo. La sua letteratura è come un mazzo di carte, uno di quei mazzi sudici che i prestigiatori tengono stretti tra le mani. Se siete pronti a sfilare una carta e a leggere quindi un romanzo dello scrittore sudamericano (2666; Stella distante; Il Terzo Reich) – dite addio ai vostri hobbies, ai vostri amici, al vostro posto di lavoro, al vostro cane, perché non avrete più tempo per loro.

2666 Adelphi  Stella distante Adelphi  il Terzo Reich Adelphi

La vostra attenzione sarà rapita da poetesse scomparse nei deserti del Messico, scrittori di avanguardia, cameriere con il seno prosperoso e lo sguardo perso, poeti bisessuali, vite dissipate sul baratro del Nulla, giovani dopati fino all’estremo di sesso, droga, letteratura e alcool, architetti e città dalle quali nascono solo assassini che diverranno celebri.
Chi ha l’occhio allenato vedrà probabilmente sfumature di Beat Generation e letteratura bohèmienne: beh, scordatevelo, perché Bolano rientra in quel genere di letteratura, preciso e sconfinato, che forse si potrebbe chiamare soltanto Bolaniesco, o Bolanità, o ancora RobertoBolanità.
Lui un’idea della propria letteratura se l’è fatta e a questa ha dato il nome di infrarealismo (nel romanzo I detective selvaggi la chiamerà realvisceralismo); cioè una a metà strada tra la zuppa e il pan bagnato, tra la carne e il pesce, o, più seriamente, una a metà tra finito e infinito, realtà e finzione, gioia agonizzante e agonia gioiosa. Il nome dei due protagonisti del suo I detective selvaggi, cioè Arturo Belano (anagramma di Bolaño, suo alter ego) e Ulises Lima (il poeta messicano Maio Papasquiaiero) li ho visti tatuati sul braccio di una ragazza barese la scorsa settimana (per farvi capire quanto possano restare impressi nel lettore). E Enrique Vila-Matas, secondo me, ha dato una definizione all’intera opera di Bolaño, descrivendo l’avventura di questi due ragazzi, come «il viaggio infinito di uomini che furono giovani e disperati, ma non si annoiarono mai». Che altro aggiungere?

I detective selvaggi Adelphi

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017