Abc … Xyz

C’era una volta Xyz, l’uomo che aveva sempre l’ultima parola. Chiudeva tutti i discorsi del paese e dei dintorni. Un giorno andò persino alla fine del mondo, solo perché una persona parecchio importante vi stava tenendo un discorso che a lui sembrava fondamentalmente sbagliato. Perché era sbagliato? Perché non era stato concluso da lui.
Tutti credevano che lui avesse ragione, proprio perché chiudeva i discorsi. Chiudendoli, tuttavia, sostanzialmente li modificava, anche traviandoli. Il suo punto di vista era inattaccabile, tanto i suoi compaesani avrebbero sempre richiesto la sua opinione e, alla fine, nessuno avrebbe avuto la possibilità di replicare.
Per tutta la sua vita, Xyz aveva concluso i discorsi di chiunque. Ma non quel giorno.
Era il 24 marzo 1903, alle ore 16.32.33, quando il signor Bruno finì il suo discorso su come Xyz, finendo i discorsi di tutti, avesse in realtà censurato e influenzato tutto ciò che credevano esistente o vivente. Nulla era stato lasciato intonso dal predicatore.
Era il 24 marzo 1903, alle ore 16.32.34, quando il signor Xyz, aprendo la bocca per iniziare la sua conclusione, svenne cadendo supino. Lo dissero morto. Tutti cominciarono a disperarsi e a chiedersi chi, da quel momento in avanti, avrebbe avuto sempre ragione, quale sarebbe stata la loro fonte di verità. Inaspettatamente tutti si proposero di indagare con i propri occhi, di pensare con la propria testa: non si sarebbero mai più fatti “fregare” da nessuno. Nessuno avrebbe più concluso un discorso.
Era il 24 marzo 1903, alle ore 16.39.43, quando il signor Xyz, spinto dalla solerzia e dal desiderio di concludere il discorso, resuscitò per un attimo e esclamò: «Punto!». Tutti si volsero e lo guardarono. «Punto!», ripeterono tutti.
Era il 25 marzo 1903, alle ore 16.32.33, quando il signor Bruno concluse l’orazione funebre per il signor Xyz, tenuta da uno dei presenti. Qualcuno disse che la cassa da morto sussultò un «Punto!», ma nessuno ne fu mai sicuro, anche perché il signor Bruno concluse dicendo che non c’era stato alcun sussulto.

A volte i discorsi possono essere interpretati. Quando ciò accade, chi ha l’ultima parola ha un gran vantaggio: non avere repliche.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017