A qualcuno piace Proust

«Sono totalmente sconosciuto […]. Quando dei lettori mi scrivono a Le Figaro in risposta a un mio articolo, cosa che accade raramente le lettere sono indirizzate a Marcel Prévost, pensando che Proust sia un errore di stampa.» [Marcel Proust, 1912]

Qualche anno fa due dei più noti commentatori televisivi di pallacanestro, Federico Buffa e Flavio Tranquillo, avevano una sorta di mantra: “Se non vi piacciono i play-off NBA, non vogliamo nemmeno conoscervi”. Sostituite “play-off NBA” con Proust, volgete il resto della frase alla prima persona singolare (se non vi piace Proust, non voglio…).
Si sottolinea che l’aver letto Alla ricerca del tempo perduto aiuterà a cogliere il significato di alcuni passaggi di questo articolo − che viste le premesse potrà concernere solo Marcel Proust, o meglio, due libri di cui è soggetto − ma la lettura non sarà ostacolata da una eventuale (grave) mancanza.

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In Io e Proust (2014) di Michaël Uras si narra la storia di “autofinzione” di Jacques, che sin dalla più tenera età aveva una predilezione nei confronti di Marcel Proust da far temere ai suoi genitori che potesse essere, omoaffettivo, come direbbe Vito Mancuso. La storia si dirama attraverso aneddoti divertenti, per esempio, quando il poster di un calciatore nella stanza di Jacques si stacca e il protagonista è certo che la colpa sia dell’immagine di Proust lì di fianco. Oppure, mentre sta baciando una ragazza e allunga le mani, si ferma per raccontarle di quanto è bello leggere Proust. E viene ricoperto di insulti. Purtroppo per il lettore, il libro dopo un felice inizio si perde e la storia di Jacques non ha più lo slancio dei primi capitoli.

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Libro completamente diverso è invece Come Proust può cambiarvi la vita (1997) di Alain de Botton. Non si può parlare di biografia, non è l’obiettivo dell’autore; sicuramente non è un romanzo né una raccolta di soli aneddoti (di certo non ne mancano, come quello in cui a una cena incontrò Joyce, ma lo scrittore irlandese rivelò che la loro conversazione fu solo una serie di “no”: «Conosce il tal duca? – No. Lei ha letto il tal libro? No.»). Si potrebbe pertanto definire un libro-guida, il cui cicerone è Marcel Proust. E così scopriamo che Proust non credeva nell’amicizia, considerandola una bugia per farci illudere di non essere irrimediabilmente soli, ma era un ottimo amico, poiché era generoso, amava ascoltare e non parlare di sé. Inoltre, per chi già non lo sapesse, aveva una serie di problemi che lo accompagnarono per tutta la vita, come l’asma che lo costrinse a vivere di notte, oppure i problemi intestinali o la sua criofobia (paura del freddo) che lo portava a indossare cappotti anche in piena estate, ciononostante chi gli stringeva la mano si stupiva di quanto fosse fredda.

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Appuntamento Dalla parte di Swann!

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sabato 29 aprile 2017