33 parole per lo spettacolo “Enrico IV”

A teatro

Enrico IV, di Luigi Pirandello. Regia di Franco Branciaroli

«Enrico IV, dramma in 3 atti di Luigi Pirandello, scritto nel 1921 e rappresentato per la prima volta il 24 febbraio 1922 al Teatro Manzoni di Milano. Il personaggio di Enrico IV, del quale magistralmente non ci viene mai svelato il vero nome, quasi a fissarlo nella sua identità fittizia, è descritto minuziosamente da Pirandello. Enrico è vittima non solo della follia, prima reale poi ricercata coscientemente, ma dell’impossibilità di adeguarsi ad una realtà che non gli si confà più: stritolato nel modo di intendere la vita di chi gli sta intorno, sceglie di “interpretare” il ruolo fisso del pazzo.»

E chi l’ha visto cosa dice? Lasciamo la parola ai nostri Trentatré spettatori:

Può essere ancora stimolante il teatro classico? Dopo l’esperienza di venerdì scorso a Bolzano, risponderei di sì. Perché in scena c’erano attori ispirati, le cui voci, la cui dizione, la cui credibilità hanno fatto rivivere e dato il giusto valore alle parole immortali di Pirandello. Così il drammaturgo siciliano ci ha pungolato ancora una volta sul sottile margine fra “normalità” e follia, fra realtà e sua costruzione.
Enrico Miorelli (33 Trentini in 33 parole)

Enrico IV, ma potrebbe essere Enrico X, dove X è variabile e non espressione del dieci. Ogni anima tormentata può riconoscersi nella pazzia lucida del personaggio. Molte meno persone riuscirebbero ad interpretarlo come lo ha fatto Branciaroli: istrionico, intenso, mimetico.
Laura Tabarelli (33 Trentini in 33 parole)

Come una bestia feroce, l’istrionico Enrico IV di Franco Branciaroli si muove in una prigione da lui stesso ideata, in tensione per tutto lo spettacolo fra persona e personaggio (provvisto di autore, stavolta). Sapiente l’uso della voce, coinvolgente la scenografia che sembra evocare un magazzino abbandonato, un archivio della memoria perduta.
Katia Vinco (33 Trentini in 33 parole)

Branciaroli interpretazione suggestiva. Degno di nota il dialogo che instaura con le guardie ponendo domande e facendo osservazioni che rendono lo spettacolo coinvolgente. Porta a riflettere sulle maschere che ognuno di noi pone su di sé e sugli altri e sull’impossiblità di potersi adeguare alla realtà.
Francesca Groppo (33 Trentini in 33 parole) 

 

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017