33 parole per lo spettacolo “La scelta di Cesare”

A teatro

La scelta di Cesare, di Pino Loperfido, regia Andrea Brandalise, scene e costumi Roberto Banci, con Andrea Castelli

«Indaga i rapporti tra un padre e un figlio di oggi, dietro ai quali si aggira, alla vigilia della ricorrenza del centenario della morte, il “fantasma” di Cesare Battisti, una figura storica importante e contraddittoria della storia del Trentino-Alto Adige.»

E chi l’ha visto cosa dice? Lasciamo la parola ai nostri Trentatré spettatori:

Se per fare un cuscus con le verdure si utilizzano troppe spezie, il risultato è un sapore confuso, indistinto, in cui è difficile distinguere i singoli ingredienti. Questo per me La scelta di Cesare. L’autore forse non è riuscito a scegliere fra valutazione storica, scontro generazionale, facile e banale divertimento. E poi come aspettarsi tanta retorica buonista da ‘Loperfido’?
Enrico Miorelli (33 Trentini in 33 parole)

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In un’ora si parla di: rapporti padri-figli, Internet e TV, crisi economica, qualunquismo. Con la figura controversa di Cesare Battisti a fare da filo conduttore dei vari luoghi comuni che si susseguono. La forma del dialogo con il figlio invisibile non convince, molto più efficace forse il racconto del padre in prima persona. I momenti in cui questo è successo sono stati i più riusciti.
Katia Vinco (33 Trentini in 33 parole)

Che dire di Andrea Castelli ne La scelta di Cesare? Ha saputo tenere la scena e l’attenzione, ha saputo coniugare frasi fatte − nel senso di vecchi adagi − e li ha rivoltati come calzini nel suo discorso a tre. Mi è piaciuto anche il finale, che lascia l’ascoltatore con un punto interrogativo e spazio alla interpretazione soggettiva − un po’ amara. Grande e coinvolgente.
Anna Frioli (33 Trentini in 33 parole)

Per essere qualunquisti bisogna sapersela raccontare, ignorando quello che succede intorno, far finta di non vedere. In questa pièce Andrea Castelli mostra come da uno sguardo chiuso si possa passare a osservare il mondo con più sensibilità. Forse il percorso è poco verosimile, macchinoso, ma capire, molto spesso, è solo una lampadina che in un secondo si accende.
Settimio Petrucci (33 Trentini in 33 parole)

Cultura
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sabato 29 aprile 2017