1994: un’ottima annata

Chi vive di musica, la suona, l’ascolta, ne scrive per lavoro o per diletto non può fare a meno di occuparsi degli aneddoti, dei protagonisti, delle ricorrenze, anniversari, date celebri e, perché no, delle classifiche che alimentano questo mondo. A livello commerciale, sono proprio queste ultime a pesare la qualità del lavoro svolto e a fotografare i trend del momento. Il loro numero è impressionante. Ce n’è una per qualunque cosa: vendite, permanenza nelle prime posizioni, download (legali e illegali), passaggi in radio. Come se non fosse già abbastanza, troviamo poi quelle che ambiziosamente puntano a individuare la miglior canzone dell’anno, del decennio, del secolo e così via. C’è chi, infine, non pago, cerca di dimostrare come la musica “migliore” dipenda dai periodi storici : il rock autentico era nei ’70, la dance più ballabile negli ’80, il vero pop nei ’90 e così via. Curiosando in rete e, per l’appunto, tra classifiche, scopro che esattamente vent’anni fa veniva pubblicata una serie incredibile di album di successo.

Iniziamo con Grace di Jeff Buckley, unica perla di studio dello sfortunato cantautore americano scomparso nel 1997, con la sua personalissima reinterpretazione di Hallelujah di Leonard Cohen. Tocca poi agli Oasis con Definitely Maybe e a Parklife dei Blur, due lavori che da soli rappresentano il manifesto del britpop. E ancora, i Cranberries con la loro seconda fatica discografica, No Need to Argue, e la drammatica Zombie che riporta l’attenzione sul sanguinoso conflitto nord irlandese; il celebre Unplugged in New York dei Nirvana e, restando sempre nell’area di Seattle, il disco forse più rappresentativo (e commerciale) dei Soundgarden: Superunknown. Che dire poi dei R.E.M. che propongono Monster, album contenente la malinconica Let me in, dedicata proprio a Kurt Cobain? Spostandoci in California, troviamo invece sia i Green Day che gli Offspring. Entrambi i gruppi danno alle stampe il loro terzo album: rispettivamente Dookie (con i singoli Basket Case e When i come around) e Smash!. Sempre in California un giovanissimo Beck raggiunge inaspettatamente il successo con il singolo Loser, contenuto in Mellow Gold mentre nel Regno Unito viene pubblicato The Division Bell dei Pink Floyd. E in Italia? Nel 1994 fanno il loro esordio i Negrita con l’album omonimo e i Marlene Kuntz con Catartica, Jovanotti pubblica Lorenzo 1994 mentre Luciano Ligabue prepara il terreno per la sua definitiva consacrazione (arriverà un anno dopo con Buon compleanno Elvis!) pubblicando A che ora è la fine del mondo?. In fondo, ognuno di noi ha una propria classifica di preferenza ma questo ’94 non sembra niente male.

Cultura
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mercoledì 4 ottobre 2017