Donne, corpo, arte

«La maggior parte delle donne ha dei problemi con il proprio corpo ed io non sono immune da questo», dice Chapin. «Ci è stato ripetutamente detto che i nostri corpi dovrebbero essere di una certa altezza, di una certa proporzione, di un certo peso. Ma le immagini che vediamo intorno a noi ogni giorno sono completamente irrealistiche; sono molto photoshopped».
Aleah Chapin è un’artista americana nata a Seattle l’11 marzo 1986. Mentre stava completando il suo percorso di studi post-laurea nel 2012, ha partecipato al concorso annuale di ritrattistica BP Portrait Award della London National Portrait Gallery, battendo oltre duemila agguerriti talenti. A farle vincere il premio è stato Auntie (zia), un nudo di signora di mezza età. La ricompensa è stata di 25.000 sterline − più 4.000 per la commissione sul dipinto − ed è stato immediatamente aggiunto alla collezione della stessa National Gallery.

1foto aleah chapin auntie “Auntie” by Aleah Chapin

Chapin è la prima artista americana femminile a vincere il premio.
Ha dipinto ad olio le donne della sua zona, utilizzando delle foto come fonti. Ha descritto il suo dipinto vincente come una mappa del viaggio attraverso la vita della protagonista ritratta, «una personificazione della sua forza attraverso una presenza incustodita e accettata». La sua abile tecnica pittorica lascia intravvedere gli studi compiuti alla New York Academy of Art. I suoi nudi iperrealisti non piacciono però a tutti.
Molti hanno espresso infatti fastidio e disagio dinnanzi alle sue donne così autentiche, preferendo lo standard tipico della società dello spettacolo, fatto di corpi perfetti ritoccati con Photoshop. Sebbene avesse raggiunto quasi i 10mila like, nel 2014 gli amministratori di Facebook le hanno chiuso la pagina per “violazione degli standard della comunità”, considerando i suoi nudi troppo espliciti.
L’età, le smagliature, la cellulite, le rughe, la stessa pelle raccontano una storia e la gioia contagiosa che spesso accomuna le donne ritratte. Le caratteristiche fisiche di queste ultime, unite alla loro evidente fragilità e delicatezza, mettono in evidenza quanto gli stereotipi contemporanei siano lontani dalla vita reale.
Daniel Maidman, che ha recensito la mostra del 2013 alla Flowers Gallery per l’Huffington Post, ha definito Steps − un lavoro della Chapin del 2012 − il più ambizioso dipinto mai realizzato dall’artista fino ad allora, per la sua capacità di esprimere una fiducia in sé nella fase iniziale del concepimento dell’opera d’arte, simile a quella manifestata da Rubens. Un altro critico però, Brian Sewell, ha invece definito il pezzo che ha vinto la BP di Londra «una repellente…. e grottesca… cartella clinica». Nonostante questo, Aleah Chapin è considerata, con mio estremo piacere, la rivelazione della pittura mondiale.

Cultura
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mercoledì 20 settembre 2017