Uno, due, tre, tanti e troppi Iran

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A Losanna, canonico luogo per le convenzioni amichevoli internazionali, è stata raggiunta una storica intesa tra Iran e Occidente per la regolamentazione del nucleare. In parole povere, l’Iran si impegna a tagliare la filiera del nucleare ad uso bellico, ricevendo in cambio una progressiva riduzione delle sanzioni economiche tuttora vigenti. Ma l’inchiostro non si è ancora asciugato sulle dichiarazioni congiunte che il mondo intero si è già diviso in due blocchi contrapposti: chi vede negli accordi un clamoroso successo diplomatico e chi un sensazionale passo indietro. Nel mezzo, i confusi, gli ignavi, e probabilmente la Ragione, con la maiuscola. Di ragioni minuscole ce ne sono invece molte, tante quante sono gli Iran visti dall’esterno.

C’è l’Iran così come viene visto dall’Alto rappresentante della politica estera europea, al secolo Federica Mogherini, ovvero l’Iran che secondo l’Onu «contribuirà alla pace in Medioriente» [Bank Ki-mon] grazie al suo rientro della diplomazia internazionale; uno stato che però non potrà più mentire, altrimenti, grazie ai controlli Onu, «il mondo lo saprà» [Obama]. Secondo Putin invece, l’Iran è un paese al quale finalmente «viene riconosciuto il diritto al nucleare per uso civile».

Di tutt’altro stampo è l’Iran visto da Israele. In questa visione lo stato persiano è sempre e solo lo stato dei nemici giurati ayatollah, senza tante altre sfumature. Secondo il premier conservatore Netanyahu nessun accordo è possibile fino a quando l’Iran «non riconoscerà il diritto israeliano di esistere». Secondo il Ministro dell’Intelligence di Israele Steinitz, l’Iran «rappresenta un pericolo per la stabilità e la sicurezza del mondo», contro il quale, se necessario, si userà la forza, bombardando i siti nucleari iraniani (come già fatto con quelli iracheni nel 1981 e con quelli siriani nel 2007).

Paradossalmente vicina a quella israeliana c’è poi la versione sunnita dell’Iran, ovvero quella dell’Arabia Saudita e dell’Egitto. I sauditi infatti tremano nel vedere gli U.S.A. – sempre più indipendenti dal petrolio arabo – avvicinarsi a quelli stessi sciiti iraniani che per ragioni puramente ideologiche, e non di convenienza, si stanno impegnando concretamente nella lotta contro i sunniti dell’Is.

E poi c’è l’Iran visto da noi italiani, l’Iran degli interessi economici, un po’ come lo vedeva l’Eni di Enrico Mattei qualche decennio fa. Abbagliati dal possibile ritorno sul mercato di un Iran libero da sanzioni internazionali, gli italiani – che in realtà non hanno mai tagliato il filo conduttore con Teheran, come ricorda riconoscente il Presidente iraniano Rohani – se ne stanno appollaiati ai confini della regione, aspettando la luce verde per riabbracciare i vecchi partner e i loro quattrini fossili. Per questa singolare corsa si stanno riscaldando a bordo campo anche i francesi, i quali però, come gli italiani, sono malvisti dalle intelligence anglossasoni, forse per la confusione tutta transalpina tra diplomazia ed affari.

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giovedì 27 aprile 2017