Un flebile afrore d’incenso via etere

Un flebile afrore d’incenso via etere

Migliaia di persone invadono la piazza, le strade e i vicoli laterali; una selva di mani alzate produce un effetto scenico entusiasmante. Grida di giubilo, canti e strilli sperticati frammezzano una trepidante attesa mentre, in diretta televisiva, un’eminente figura ecclesiastica afferma con evidente soddisfazione che «la Chiesa è più viva che mai». In capo a pochi istanti verrà annunciato il nome del nuovo pontefice; fedeli e curiosi stanno precariamente issati su monumenti o acquattati in giacigli di fortuna, altri più comodamente sprofondati nelle poltrone del proprio soggiorno, tutti indistintamente con il fiato sospeso.

I flash dei telefonini immortalano per l’eternità piccoli frammenti di un avvenimento storico, le telecamere inquadrano anche il più infinitesimale dettaglio concedendo al mondo intero di addentrarsi in quella cappa di moderna cristianità frammista a rituali millenari. Il tutto dovrebbe disorientare, affascinare, strabiliare intimamente o come minimo smuovere qualcosa. Ben pochi, però, chinano il capo e danno l’impressione di meditare sui concetti base della fede.

Poi, viene rivelato il nome del nuovo Papa, il vescovo di Roma, il successore di Pietro. Si intonano cori da stadio, si accennano balli da torcida; divampa un’esultanza artificiosa, un tripudio sforzato, un’idolatria degna della comparsa di una star. Tra le prime informazioni a circolare ci sono quelle che il nuovo Papa sarebbe un grande tifoso del San Lorenzo di Buenos Aires e che, tra le sue più grandi passioni, si debba annoverare il tango.

La notizia che la scelta del nome “Francesco” sia da ricondurre al memorabile esempio del famoso ed omonimo Santo d’Assisi, quel personaggio che dedicò la vita agli emarginati, che visse peregrinando, praticando l’elemosina e considerando la povertà un valore auspicabile, in quanto solo attraverso essa si può amare senza riserva e vivere con la mente sgombra da fatuità, scade in secondo o in terzo piano.

Non è forse che, tra una caccia all’aneddoto e una febbrile psicosi da toto-papa, si sia perso di vista lo spirito che dovrebbe reggere alle fondamenta duemila anni di storia del cattolicesimo?
Mai, come in circostanze del genere, è così labile lo spartiacque che separa la cronaca di un evento epocale dalla morbosa e insana smania da pettegolezzo.

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giovedì 27 aprile 2017